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Sospensione Leasing Attrezzature Estetica
6 Aprile 2020

Dopo la chiusura obbligata dall’emergenza Covid-19, prepariamoci a ripartire e ad accogliere le nostre clienti in centri estetici accoglienti, che riescano a infondere benessere ed emozioni positive. Giacomo Ortenzi, titolare dello studio di architettura e interior design Ossigeno di Fermo, ci presenta alcuni suggerimenti che, con un basso investimento economico, possono trasformare gli spazi dell’istituto aumentandone l’impatto emozionale su accoglienza e benessere.

In un momento difficile come quello in cui ci troviamo, in cui le certezze che avevamo sembrano disgregarsi, in cui la fiducia del prossimo diventa paura nel prossimo, l’unico elemento in grado di rifocalizzare il nostro sentimento su una visione positiva è la natura.  Se da una parte l’evoluzione  umana ha portato a uno stile di vita più comodo e semplificato, dall’altro ha contribuito al degrado dell’ambiente e al progressivo allontanamento dell’uomo dalla natura. Proprio in questo frangente, in cui tutto vacilla, il nostro consiglio è innanzitutto quello di agire e progettare con una forte visone legata alla biofilia, cioè l’urgenza innata nell’uomo di ristabilire una connessione con la natura e con gli altri essere viventi. Il biophilic design nasce come estensione del concetto di biofilia applicato al settore dell’architettura. Così gli elementi che compongo i nostri spazi (domestici e lavorativi) possono essere interpretati in questa chiave: un edificio costruito e progettato secondo i criteri del biophilic design è una struttura capace di regalare un senso di profondo e rigenerante benessere a quanti lo vivono. Uno spazio progettato introducendo elementi naturali porta a riconnettersi con la (propria) natura attraverso dei semplici gesti che genericamente possono essere così elencati: materiali di origine naturale, presenza di vegetazione e organismi vegetali, stimoli sensoriali e cromie della natura, visuale aperta su paesaggi naturali, fonti di areazione e termocondizionamento naturale, presenza di fonti d’acqua, luce diffusa omogenea e naturale, costruzioni biomorfiche ispirate agli organismi viventi, design orientato all’ordine visivo, spazi che donano un senso di protezione. I vantaggi che si ottengono sono molteplici: il battito cardiaco rallenta mentre lo stress si riduce, la creatività e la concentrazione aumentano, la vista si rilassa mentre il ritmo circadiano legato al sonno si regolarizza, le emozioni positive si diffondono e si traducono in un senso di sicurezza, comfort e benessere (aspetti che vogliamo cogliere come seme per i tempi prossimi, in cui ci saremo ripresi da questa emergenza e avremo un forte bisogno di benessere!). Vediamo dunque dei piccoli consigli pratici da applicare velocemente e facilmente.

Le piante

Uno dei primi aspetti da curare in un ambiente che segue i principi della biofilia, è quello delle piante. In termini di biophilic design, il primo step, che è anche il più facile, è quello di inserire nell’ambiente interno una forte componente vegetale. È sicuramente il più facile perché non prevede alcuna modifica strutturale o architettonica del locale, ma solo un po' di buona volontà nella cura delle piante, che in realtà diventerà poi terapeutica per l’operatore stesso. L’importante comunque è scegliere una specie di pianta che stia bene con l’ambiente indoor e che si adatti bene alle condizioni climatiche interne (luce e umidità). Sicuramente si avranno problemi minori nell’ingresso e nelle parti comuni, magari illuminate da una buona o discreta luce naturale, dove si avrà subito un beneficio sia visivo sia di comfort; nelle singole cabine la gestione di una pianta potrebbe invece essere più complicata.

Alcuni esempi possono essere le piante di Banano e di Kentia, che si adattano bene ad ambienti luminosi interni e hanno bisogno di cure limitate.

Un altro aspetto fondamentale delle piante (di alcune in particolare) riguarda la loro capacità di migliorare la qualità dell’aria interna. Non ce ne accorgiamo direttamente, ma i nostri ambienti sono pieni di materiali che emettono sostanze (più o meno tossiche) che poi direttamente o indirettamente inaliamo. Le piante da interno, oltre a essere ottimi strumenti di regolazione del comfort termo-igrometrico, sono un filtro naturale per tali sostanze nocive. Se posizionate e curate nella giusta maniera, offrono per lungo tempo una purificazione continuativa dell’aria. Tra queste piante rientrano:

  • Areca palmata (famiglia delle palme) ha una crescita rapida, accetta anche illuminazione indiretta e ha una consistente capacità di rimuovere le tossine presenti nell’aria.
  • Palma di Bambù (più resistente ai parassiti) ha un elevato tasso di traspirazione per cui aiuta negli ambienti particolarmente secchi, ottiene buoni risultati nella rimozione di benzeni e formaldeidi nell’aria.
  • Dracena, adatta anche ad ambienti scarsamente illuminati, è una delle migliori per la rimozione di sostanze chimiche presenti nell’aria.

Infine, un ultimo consiglio di natura prettamente sensoriale ed estetica: riempite i vostri ambienti di fiori! Sfruttatene l’apporto in termini cromatici, olfattivi e di eleganza. Possono essere anche in ogni stanza ma con una caratteristica fondamentale: devono essere freschi, con l’acqua pulita e con un bel vaso che si addica al resto dell’ambiente!


La luce

Altro aspetto da non sottovalutare assolutamente è quello della luce. Quella del sole è una risorsa naturale, gratuita e indispensabile alla vita umana. Tuttavia è sempre più penalizzata dalla vita in case e uffici scarsamente illuminati, dal troppo tempo speso davanti al freddo schermo di uno smartphone, invece che alla calda luce solare. Ma cosa comporta vivere in ambienti privi di luce naturale o scarsamente illuminati? Quando lo spazio è eccessivamente luminoso, questa condizione è fonte di stress; al contrario, quando lo spazio è poco luminoso o illuminato esclusivamente in modo artificiale, va a danneggiare la sincronia uomo-natura. La deprivazione della luce infatti ostacola la produzione di vitamine D e B12, nonché la serotonina (fondamentali per il buonumore e il benessere psicofisico), contribuendo all’insorgere di patologie di tipo fisico e psicologico. La luce solare influisce sulla scansione dei ritmi circadiani (ciclo sonno-veglia), la produzione ormonale, lo sviluppo di cellule e ossa, il sistema immunitario, la circolazione sanguigna, il metabolismo. Va da sé che se andiamo a intervenire sulla configurazione degli ambienti in termini di illuminazione, oltre a influenzare la percezione dello spazio da parte degli occupanti, otterremo notevoli vantaggi in termini di benessere psico-fisico.

Nella naturale alternanza di luce e buio, il passaggio dall’uno all’altro deve essere sempre graduale: mai brusco e improvviso, mai eccessivo e traumatico per i nostri organi di senso. Allo stesso modo, è preferibile che la luce della casa (come di qualsiasi altra struttura) segua la progressione di quella esterna e sia simile come intensità e qualità. Specie riguardo alle stanze più importanti, è buona regola ricalcare il decorso naturale della luce solare. La luce è un vero e proprio elemento d’arredo: definisce la percezione dei volumi, delinea l’atmosfera degli ambienti, influisce sul comfort e sul risparmio energetico. Per questo è importante effettuare una progettazione razionale dell’illuminazione naturale (e artificiale), in relazione alle molteplici attività che hanno luogo in tempi e spazi domestici differenti. Trovare il bilanciamento ottimale tra illuminazione naturale e artificiale è un fattore che si riflette sulla vivibilità degli ambienti e quindi sul benessere umano. In questo, gioca un ruolo fondamentale la sapiente modulazione di luce diffusa e puntuale, tendaggi, infissi, sistemi di areazione, aperture e varchi. Ma anche la scelta cromatica dei complementi d’arredo (e quindi la riflessione e rifrazione della luce) ha un’influenza importante sul comfort visivo e abitativo. Tutto questo va tenuto nella massima considerazione per una progettazione consapevole degli spazi. Perché in fondo, la luce è ossigeno per la vita. Se può sembrare difficile gestire un ambiente già realizzato secondo questi concetti, a volte bastano poche accortezze per migliorare sensibilmente la situazione, in particolare bisogna fare attenzione a:

  • la temperatura colore delle sorgenti (lampadine) deve essere uniforme (per capirsi, la luce deve tendere tutta al giallo o tutta al bianco) verso una temperatura colore di 3000°K;
  • l’illuminazione non deve creare abbagliamenti nelle postazioni di lavoro, controllate il punto di vista dell’operatore e del cliente per assicurarvi se qualche lampadina o faretto non cada direttamente nell’occhio umano in determinate posizione di viso rivolto verso l’alto;
  • se dovete sostituire le sorgenti, oltre a prendere in considerazione il punto precedente, è da valutare la possibilità di dimmerare la quantità della luce;

• se l’ambiente ha generalmente una luce diffusa e omogenea, possiamo provare a inserire degli elementi di discontinuità per creare qualche punto di illuminazione puntuale che dia più calore all’ambiente (ad esempio, qualche lampada da terra che illumini un angolo o una porzione di stanza).

Il colore

L’ultimo aspetto trattato riguarda il colore, un argomento molto lungo e complesso da trattare e che quindi andrebbe approfondito caso per caso e valutato approfonditamente. In linea di massima, il colore è in parte razionalizzabile (definibile all’interno di palette o scale di riferimento) ma soggettivo, sembrerà un controsenso ma la visione di un colore e la sua definizione varia molto da soggetto a soggetto: dipende, oltre che dalla percezione di chi lo guarda, anche da fattori esterni come le sorgenti luminose nell’ambiente, il punto di vista dell’osservatore, il concetto spaziale e anche la struttura molecolare del pigmento che lo genera. Il colore può essere utilizzato in molti modi, soprattutto se si parte nella progettazione dello stesso inserendolo nel concept generale di quello che si vuole realizzare. Può invece essere utilizzato come elemento che crea un cambiamento, un punto di rottura con il passato, applicandolo ad esempio su una parete: con una semplice pittura, si ottiene un effetto dirompente con una spesa e un impegno esiguo. In ogni caso il colore va utilizzato con intelligenza ed eleganza per evitare delle cose troppo vistose sia a livello di gusto sia a livello di percezione dell’occhio. L’occhio infatti gioca un ruolo fondamentale per capire come approcciarsi al colore. Ad esempio, un ambiente completamente bianco stanca l’occhio del 20% in più di un ambiente con un cambio di tonalità. Per cambio di tonalità a volte basta anche giocare all’interno delle infinite tonalità dello stesso colore bianco. A ogni modo, visto l’intento di questa mini-guida, che è quello di poter modificare con dei piccoli revamping i locali esistenti, il consiglio è quello, come da premessa iniziale, di utilizzare delle cromie che siano legate alla visione naturale: colori che si avvicinano al colore della terra o del cielo e del mare. È sempre bene utilizzare dei materiali naturali (come pitture a base di calce o argilla) colorate con pigmenti naturali (terre o ossidi). Questo perché, oltre alla salubrità del materiale stesso, un pigmento naturale agisce meglio nella rifrazione della luce rispetto a uno sintetico eliminando la parte satura; il colore e la sua luminosità rimangono sempre vibranti, mai piatti, come se fossimo di fronte a un paesaggio naturale. Per evidenziare e rafforzare ancora di più questo aspetto, si possono utilizzare anche dei materiali che hanno una loro struttura interna, creando degli effetti materici naturali a parete che fanno vibrare ancora di più l’ambiente andando proprio nella direzione della biofilia che abbiamo indicato come la nostra guida in un momento di smarrimento.

www.ossigeno.uno

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