Il bilancio 2025 registra un calo delle vendite online del 22%. Ma il dato racconta qualcosa di più: sta cambiando il modo in cui il consumatore beauty sceglie, acquista e attribuisce valore.
C’è un numero nel bilancio 2025 di VeraLab che dovrebbe interessare ogni estetista italiana. E non sono i circa 3 milioni di perdita. È quel -22% registrato dalle vendite online.
Re-Forme, la società che opera con i marchi VeraLab e Overskin, chiude il 2025 con ricavi in diminuzione e una perdita di circa 3 milioni di euro.
Una notizia che inevitabilmente fa rumore. Ma fermarsi al risultato economico sarebbe troppo semplice.
Nel corso dell’anno l’azienda ha infatti sostenuto importanti investimenti legati all’apertura di dieci negozi monomarca. Il 2025 racconta quindi non soltanto un calo, ma anche una trasformazione del modello di business.
Ed è proprio questa trasformazione che, secondo me, dovrebbe interessare il nostro settore.
Il -22% dell’online VeraLab racconta un consumatore beauty diverso
VeraLab rappresenta uno dei casi imprenditoriali più interessanti del beauty italiano degli ultimi anni.
Un brand cresciuto grazie al digitale, all’e-commerce e soprattutto alla capacità della sua fondatrice, Cristina Fogazzi, di costruire una community fortemente coinvolta e un linguaggio immediatamente riconoscibile.
Oggi proprio il digitale registra un rallentamento importante. Nel bilancio si fa riferimento a un mercato online più competitivo, alla progressiva saturazione della domanda digitale e a consumatori diventati più selettivi. Tre elementi che vanno ben oltre il caso VeraLab.
Perché è il consumatore beauty a essere cambiato. È più informato, più esposto alle proposte, confronta prodotti e prezzi, ascolta influencer, creator, dermatologi, farmacisti ed estetiste. E probabilmente è anche molto più difficile da conquistare e fidelizzare.
La visibilità non significa automaticamente vendita. E nemmeno milioni di follower garantiscono che una relazione digitale continui a trasformarsi, con la stessa forza, in acquisti.
Dal digitale al negozio fisico
Ed ecco il dato che rende questa storia ancora più interessante. Mentre le vendite online diminuiscono del 22%, VeraLab investe nel retail attraverso l’apertura di dieci negozi monomarca.
Uno dei brand italiani che meglio ha interpretato la rivoluzione digitale sente quindi la necessità di essere presente anche fisicamente nelle città.
Non significa che il digitale abbia perso importanza. Significa, forse, che il digitale da solo non basta più. E questa è una riflessione che riguarda direttamente il mondo dell’estetica professionale.
Il luogo fisico torna ad avere valore. Ma quale valore?
Un centro estetico possiede qualcosa che nessun e-commerce può replicare completamente.
La competenza. Le mani. L’osservazione della pelle e del corpo. La relazione. La continuità. La capacità di costruire un percorso personalizzato. E soprattutto l’esperienza.
Ma attenzione: possedere questo patrimonio non significa automaticamente essere capaci di comunicarne e farne percepire il valore. Ed è probabilmente questa una delle sfide più importanti che attendono il settore.
Per anni abbiamo guardato al digitale cercando di capire come portare online il centro estetico. Forse oggi dovremmo iniziare a porci anche la domanda opposta: che cosa possiamo offrire nel luogo fisico che il digitale non potrà mai offrire?
VeraLab è in crisi? È troppo presto per dirlo
Sarebbe scorretto utilizzare un solo esercizio per decretare la crisi di un’azienda che negli ultimi anni ha costruito uno dei brand beauty italiani più riconoscibili.
Il risultato 2025 va inoltre letto considerando gli importanti investimenti sostenuti per la nuova rete retail.
Saranno i prossimi esercizi a dirci se questa strategia avrà avuto ragione. Ma forse il vero interesse del caso VeraLab non è stabilire oggi se il brand stia vincendo o perdendo. È osservare dove sta andando il consumatore.
Perché quando un’azienda nata sul digitale investe milioni per incontrare nuovamente il cliente in uno spazio fisico, vale la pena chiedersi cosa stia cambiando.
E l’estetica professionale è pronta?
Se il consumatore sta cambiando il proprio modo di informarsi, scegliere, acquistare e attribuire valore alla bellezza, la domanda che dovremmo porci è un’altra:
Il settore dell’estetica professionale sta cambiando altrettanto velocemente?
Non basta più saper eseguire un buon trattamento. Non basta acquistare una nuova tecnologia. E probabilmente non basta nemmeno essere presenti sui social. Occorre comprendere chi abbiamo davanti, cosa sta cercando e soprattutto per cosa sarà disposto a riconoscere valore.
È anche da questa riflessione che nasce il tema del 42° Congresso Les Nouvelles Esthétiques Italia:
OLTRE L’ESTETICA
Trasformazioni biologiche, evoluzione del consumatore e ridefinizione del valore.
L’11 e 12 ottobre 2026 a Milano parleremo certamente di estetica, cosmetica e tecnologie.
Ma parleremo soprattutto di ciò che sta cambiando intorno a noi: del consumatore, delle sue nuove aspettative, del valore della relazione e dell’esperienza e di quale ruolo potrà avere l’estetista in un mercato beauty sempre più affollato, veloce e competitivo.
Perché comprendere il cambiamento prima degli altri non significa prevedere il futuro. Significa arrivarci preparati.
Opera nel mondo dell’editoria, della comunicazione e della formazione nel settore beauty & wellness. Co-fondatrice e direttrice operativa di Esthetimedia Group, è responsabile del progetto LNE Partner School, che connette scuole, aziende e professionisti per far crescere competenze e visione dell’estetica contemporanea. Unisce visione strategica e concretezza operativa.
Il suo motto? «La bellezza è anche cultura.»


