Il mondo della bellezza sta assistendo a un fenomeno senza precedenti: la discesa in campo della Generazione Alpha (i nati dopo il 2010). Conosciuti mediaticamente come “Sephora Kids”, questi giovanissimi consumatori stanno riscrivendo le regole del mercato cosmetico, portando con sé un allarme che i professionisti della pelle non possono ignorare: la cosmeticoressia.
Sephora Kids: chi sono?
Il termine è diventato virale su TikTok e Instagram per descrivere ragazzine tra gli 8 e i 12 anni che affollano le profumerie alla ricerca di prodotti skincare avanzati. Non si tratta più di semplici lucidalabbra, ma di sieri alla vitamina C, esfolianti chimici e creme al retinolo, spesso promossi attraverso i video GRWM (Get Ready With Me), una tipologia di video online dove la protagonista raccontala sua giornata preparandosi per uscire (da cui deriva il nome del format).
No, non si tratta di “giocare a truccarsi”. Qui parliamo di:
- routine in più step
- utilizzo di attivi funzionali (retinolo, AHA, peptidi)
- acquisti guidati da influencer, non da bisogni reali
Cosmeticoressia: un'analisi scientifica e comportamentale
Il fenomeno Sephora Kids ci porta all’analisi della cosmeticoressia (o cosmeticorexia), ovvero un neologismo che descrive un’ossessione compulsiva per la cura della pelle (skincare) e il make-up, che colpisce bambini e preadolescenti, spesso tra gli 8 e i 13 anni. Il termine deriva da “ortoressia” (l’ossessione per il cibo sano), applicato in questo caso alla skincare, e riflette un desiderio precoce di raggiungere una pelle “perfetta” utilizzando prodotti non adatti alla giovane età.
Non è solo un trend, ma un’ossessione compulsiva per l’acquisto e l’applicazione di prodotti cosmetici. Questo fenomeno ha attirato l’attenzione della comunità scientifica per due ragioni principali: il danno fisiologico e la distorsione psicologica.
1. La fragilità della pelle delle bambine e adolescenti
Secondo una ricerca pubblicata nel 2024 su ResearchGate e discussa in ambito dermatologico (rif. Journal of Drugs in Dermatology), la pelle dei pre-adolescenti presenta caratteristiche uniche. Sebbene la barriera cutanea sembri matura a livello di perdita d’acqua (TEWL), la sua capacità di resistere ad agenti esterni aggressivi rimane incompleta fino al termine della pubertà.
L’uso di attivi come AHA (alfa-idrossiacidi) e retinolo su una pelle così giovane causa:
Danni alla barriera idrolipidica: L’alterazione del pH naturale può portare a dermatiti croniche.
Sensibilizzazione precoce: Esporre il sistema immunitario cutaneo a molecole complesse troppo presto aumenta il rischio di allergie permanenti in età adulta.
2. Il "Maladaptive Appearance Monitoring"
D’altro canto, i “danni” riportati da questo nuovo trend, non sono solo a livello fisiologico. Anzi, forse questo trend può essere scaturito da un malessere e un’ossessione psicologica della perfezione, data dall’utilizzo del social network. Gli psicologi comportamentali infatti, stanno monitorando la cosmeticoressia come una forma di monitoraggio disfunzionale dell’aspetto. Studi recenti evidenziano come la “medicalizzazione della bellezza” spinga i bambini a cercare difetti senili (come rughe o pori dilatati) inesistenti. Questo porta a quello che i ricercatori definiscono Social Comparison Stress, ovvero un’ansia da prestazione estetica mediata dai filtri dei social media.
Cosmeticoressia e Sephora Kids: l'intervento dell'Antitrust
Il fenomeno ha raggiunto una tale portata da richiedere l’intervento delle autorità. In Italia, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha recentemente avviato un’istruttoria nei confronti di grandi catene (tra cui Sephora e brand come Drunk Elephant).
I punti chiave dell’indagine includono:
Omissione di avvertenze: La mancanza di indicazioni chiare sui prodotti non adatti ai minori.
Marketing Aggressivo: L’uso di packaging colorati e influencer giovanissimi per promuovere prodotti formulati esclusivamente per pelli mature, configurando una potenziale pratica commerciale scorretta.
Il ruolo della professionista: una consulente di bellezza
In questo scenario, la professionista della bellezza è chiamata a riappropriarsi del proprio ruolo di guida scientifica. L’estetista moderna non è solo una mera esecutrice di trattamenti, ma è una consulente di bellezza una educatrice alla bellezza consapevole (e fatta bene, aggiungerei). Questo comporta anche dire “no” a certi trattamenti, anche se (purtroppo) anche i genitori “acconsentono”.
Parlando con delle estetiste, so che questa problematica è già accaduta nei centri estetici: madri che portano le proprie figlie di 9/10 anni a fare i primi trattamenti estetici, come una ricostruzione unghie o trattamenti non consoni per la loro età.
Ed è proprio qui che entra in gioco l’estetista, la sua formazione:
- Consulenza etica: spiegando ai genitori, dati alla mano, perché un peeling chimico a 11 anni è controproducente.
- Skincare “Less is More”: Promuovere routine basate solo su detersione delicata e protezione solare (SPF), l’unico vero attivo anti-age necessario a quell’età.
- Analisi digitale: Utilizzare lampade di Wood o scanner cutanei per mostrare visivamente lo stato della barriera, educando al rispetto della fisiologia.
Cosmeticoressia: verso una bellezza consapevole
Il fenomeno dei Sephora Kids è un campanello d’allarme sulla necessità di una regolamentazione più severa e di una maggiore consapevolezza. Per l’operatore estetico, questa è l’occasione per distinguersi: non vendendo una moda, ma proteggendo l’integrità cutanea delle nuove generazioni.
Perché la pelle di un bambino non ha bisogno di essere corretta, ma solo protetta. Introdurre attivi potenti a 10 anni non è prevenzione, è un’aggressione gratuita alla salute futura della pelle.
Rachele Bini
Giornalista, vicedirettrice di Les Nouvelles Esthétiques Italia e caporedattrice di LNE School. Racconta il mercato dell’estetica professionale e della formazione, osservandone evoluzioni e dinamiche con uno sguardo di matrice sociologica. Unisce rigore giornalistico e capacità di sintesi, rendendo accessibili anche i temi più tecnici. Lettrice compulsiva, trova storie ovunque: anche nelle etichette degli shampoo.


