Nel settore dell’estetica si tende spesso a contrapporre le figure artigiana o imprenditrice, come se rappresentassero due realtà alternative. In realtà, questa distinzione rischia di generare un (grosso) equivoco.
Come Vicedirettrice di Les Nouvelles Esthétiques Italia, dico sempre che chi apre e gestisce un centro estetico è, a tutti gli effetti, un’imprenditrice. La differenza non riguarda infatti l’essere o meno imprenditrice, ma il modello con cui l’impresa viene organizzata e sviluppata.
Comprendere questa distinzione significa andare oltre le definizioni e acquisire maggiore consapevolezza del proprio progetto professionale: costruire un’attività che ruota principalmente attorno al lavoro della titolare oppure sviluppare un’organizzazione nella quale il valore dell’impresa si fonda sempre più sulla gestione di persone, processi e strategie.
Il modello artigiano: l'imprenditrice lavora al centro dell'attività
L’impresa artigiana trova la propria disciplina nella Legge 8 agosto 1985, n. 443 (Legge quadro per l’artigianato), che definisce l’imprenditore artigiano come colui che partecipa personalmente, professionalmente e in misura prevalente al processo produttivo dell’impresa.
Nel settore dell’estetica questo significa che la titolare continua a svolgere un ruolo operativo centrale. È presente nel centro, esegue trattamenti, segue le clienti e partecipa direttamente all’attività professionale.
Ciò non significa che l’impresa sia piccola o poco strutturata. Un centro estetico artigiano può impiegare dipendenti, investire in tecnologie, ampliare i servizi e sviluppare il proprio fatturato. L’elemento distintivo rimane il ruolo operativo dell’imprenditrice, che continua a essere parte integrante dell’attività.
Il modello imprenditoriale: l'imprenditrice guida la crescita dell'azienda
Esiste poi un diverso modello di sviluppo, nel quale l’imprenditrice assume un ruolo sempre più strategico.
In questo caso dedica gran parte del proprio tempo alla direzione aziendale, alla gestione del personale, allo sviluppo commerciale, al marketing, agli investimenti e all’espansione dell’impresa, delegando l’operatività quotidiana ai professionisti presenti nei diversi centri.
L’obiettivo non è più soltanto offrire direttamente un servizio, ma costruire un’organizzazione capace di crescere e funzionare in modo efficiente anche oltre la presenza costante della titolare.
Non è la forma giuridica a fare la differenza
Un altro equivoco diffuso riguarda la forma giuridica dell’impresa. Una ditta individuale non è automaticamente un’impresa artigiana, così come una S.r.l. non è necessariamente un’impresa “imprenditoriale” in contrapposizione a quella artigiana.
Una società può conservare la qualifica di impresa artigiana se possiede i requisiti previsti dalla Legge n. 443/1985, tra cui la partecipazione personale e prevalente al lavoro da parte dei soci artigiani, il rispetto dei limiti dimensionali dell’impresa e la prevalenza del lavoro rispetto al capitale. Allo stesso tempo, una società può perdere tale qualifica se vengono meno le condizioni richieste dalla normativa.
La forma giuridica e la qualifica di impresa artigiana sono quindi due aspetti distinti, che non devono essere confusi.
Cosa cambia per le estetiste?
Qualunque sia il modello organizzativo scelto, resta fermo un principio: l’attività di estetista è disciplinata dalla Legge 4 gennaio 1990, n. 1, che impone il possesso dei requisiti professionali e la presenza del responsabile tecnico secondo quanto previsto dalla normativa.
Che si tratti di un unico centro o di una realtà articolata su più sedi, gli obblighi previsti dalla legge rimangono un elemento imprescindibile per l’esercizio dell’attività.
Artigiana o imprenditrice? Due modelli, un'unica identità imprenditoriale
La vera domanda, quindi, non è se un’estetista sia un’artigiana o un’imprenditrice. La domanda è quale modello di impresa desidera costruire.
C’è chi sceglie di mantenere un forte coinvolgimento operativo, facendo del proprio lavoro quotidiano il valore distintivo del centro. Altre imprenditrici, invece, decidono di sviluppare un’organizzazione più ampia, nella quale il loro contributo si concentra soprattutto sulla visione strategica e sulla crescita dell’azienda.
Anche l’imprenditrice che sceglie il modello artigiano, tuttavia, non può prescindere da una visione strategica della propria attività. Essere presenti in cabina e lavorare a stretto contatto con le clienti non significa rinunciare alla pianificazione, al controllo dei numeri, alla definizione degli obiettivi e allo sviluppo del centro nel tempo. Al contrario, proprio perché il lavoro operativo assorbe gran parte delle energie, diventa ancora più importante dedicare spazio alla gestione consapevole dell’impresa, per garantire sostenibilità, crescita e solidità nel lungo periodo.
Entrambi i percorsi sono pienamente legittimi e rappresentano espressioni diverse dell’imprenditorialità nel settore dell’estetica.
Per questo motivo, forse, il dibattito dovrebbe spostarsi da una contrapposizione ormai superata tra “artigiana” e “imprenditrice” a una riflessione più attuale: quale modello di impresa è più coerente con i propri obiettivi professionali e con il futuro che si vuole costruire.
Vicedirettrice di Les Nouvelles Esthétiques Italia
Giornalista, caporedattrice di LNE School, la “ragazza delle live” su @lneitalia. Racconta il mercato dell’estetica professionale e della formazione, osservandone evoluzioni e dinamiche con uno sguardo di matrice sociologica. Unisce rigore giornalistico e capacità di sintesi, rendendo accessibili anche i temi più tecnici. Lettrice compulsiva, trova storie ovunque: anche nelle etichette degli shampoo.


