In foto un uomo che sta facendo brotox.

Brotox: la nuova frontiera della cura maschile

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Sempre più uomini entrano negli studi di medicina estetica chiedendo trattamenti per apparire più riposati, attenuare i segni del tempo o migliorare alcuni aspetti del viso. Un fenomeno che negli ultimi anni ha acquisito un nome preciso: Brotox.
Il termine nasce dall’unione di bro e botox e inizialmente indicava l’aumento dell’utilizzo della tossina botulinica da parte degli uomini. Oggi, però, il suo significato è diventato più ampio: non riguarda soltanto le infiltrazioni, ma racconta una trasformazione culturale che coinvolge il rapporto maschile con immagine, prevenzione e cura di sé.

Brotox: i numeri del fenomeno

Quello che fino a pochi anni fa era considerato un mercato quasi esclusivamente femminile sta cambiando rapidamente.

I numeri mostrano infatti una crescita costante della presenza maschile nei trattamenti estetici. Secondo i dati dell’American Society of Plastic Surgeons, le procedure con tossina botulinica eseguite sugli uomini hanno registrato un incremento superiore al 380% tra il 2000 e il 2018. Alcune analisi più recenti indicano inoltre una crescita continua delle richieste di trattamenti minimamente invasivi nel pubblico maschile.

Secondo survey internazionali, gli uomini rappresentano oggi circa il 10–20% dei pazienti che si sottopongono a procedure estetiche non chirurgiche. Anche l’interesse online sembra confermare il trend: nel 2024 le ricerche legate a “Botox for males” hanno mostrato un forte incremento nei motori di ricerca.

Dietro questi numeri ci sono motivazioni diverse:

  • maggiore esposizione a videocamere e social;
  • pressione estetica (evidente anche nei casi di cosmeticoressia e snapchat dysmporphia)
  • riduzione dello stigma sulla cura estetica maschile;
  • crescita della skincare e del grooming uomo.

Perché gli uomini arrivano dal medico estetico prima che dall’estetista?

Il Brotox apre una riflessione che va oltre il trattamento stesso. Perché molti uomini scelgono la medicina estetica come primo punto di accesso alla cura del viso?

La questione è interessante perché l’estetica professionale nasce storicamente sulla prevenzione, mentre la medicina estetica viene spesso percepita come risposta a un problema già presente. La differenza potrebbe essere culturale.

Per molte donne il rapporto con la pelle inizia precocemente:

  • skincare quotidiana;
  • pulizia viso;
  • trattamenti di mantenimento;
  • educazione alla prevenzione.

Per molti uomini, invece, questo percorso semplicemente non è esistito, sta emergendo adesso. La cura della pelle entra spesso nella routine maschile quando compare qualcosa da correggere.

Brotox, le implicazioni per le estetiste: rischio o opportunità?

Il Brotox potrebbe quindi non essere soltanto una crescita della medicina estetica maschile. Potrebbe evidenziare uno spazio ancora poco presidiato dall’estetica professionale.

L’uomo che oggi entra nello studio medico probabilmente rappresenta anche un potenziale cliente dell’istituto estetico. Ma potrebbe essere necessario ripensare il modo in cui il settore comunica. Per anni molti messaggi dell’estetica professionale si sono rivolti prevalentemente al pubblico femminile:

  • eliminare gli inestetismi;
  • ritrovare la propria bellezza;
  • combattere i segni del tempo.


Una parte del pubblico maschile potrebbe invece identificarsi maggiormente con messaggi come:

  • qualità della pelle;
  • mantenimento;
  • prevenzione;
  • benessere cutaneo;
  • aspetto riposato.

Educare alla prevenzione

Il vero tema potrebbe essere questo. Se l’uomo arriva direttamente alla correzione, forse esiste un vuoto educativo prima di quel momento.
L’estetista potrebbe diventare la professionista capace di costruire una cultura della prevenzione anche nel pubblico maschile:

  • analisi della pelle;
  • protocolli specifici;
  • trattamenti di mantenimento;
  • skincare personalizzata.

Il Brotox forse non parla di botox

Forse la vera questione non è quanti uomini facciano trattamenti estetici. La domanda è un’altra: gli uomini stanno entrando nel mondo della cura di sé, ma da quale porta?

Perché se arrivano quando il problema è già visibile, significa che qualcuno potrebbe non aver ancora costruito una cultura della prevenzione.

E forse la sfida futura per le estetiste non sarà inseguire la medicina estetica, ma diventare il primo punto di accesso alla cura della pelle, prima che un’esigenza si trasformi in qualcosa da correggere.

Vicedirettrice di Les Nouvelles Esthétiques Italia
Giornalista, caporedattrice di LNE School, la “ragazza delle live” su @lneitalia. Racconta il mercato dell’estetica professionale e della formazione, osservandone evoluzioni e dinamiche con uno sguardo di matrice sociologica. Unisce rigore giornalistico e capacità di sintesi, rendendo accessibili anche i temi più tecnici. Lettrice compulsiva, trova storie ovunque: anche nelle etichette degli shampoo.

in foto Rachele Bini, autore degli articoli su les nouvelles esthétiques Italia

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