in foto, delle mani di una professionista che fa una manicure: rappresenta il tema dell'articolo, il codice ateco onicotecniche.

Codice ATECO onicotecniche: OPA denuncia la mancata tutela

La denuncia dell’Associazione OPA: “Basta con la discriminazione istituzionale, servono tutele per migliaia di professioniste”

a cura di Rachele Bini

Un paradosso che solleva indignazione: mentre lo Stato riesce a identificare un codice ATECO per le escort, la figura professionale dell’onicotecnica resta priva di un inquadramento ufficiale

A lanciare l’allarme è Nicoletta Fasoli Presidente di OPA Onicotecnici, l’associazione che da anni si batte per la tutela e la dignità professionale del settore.

Un mestiere vero, senza un codice ATECO per le onicotecniche

Il nodo centrale della questione è l’assenza di un inquadramento giuridico chiaro. La figura dell’onicotecnica è spesso confusa o inglobata in quella dell’estetista, ma si tratta di un mestiere distinto, con competenze tecniche e pratiche specifiche. La legge di riferimento – la 1/90 – risale a oltre trent’anni fa, pensata per un’estetica tradizionale che oggi non rappresenta più la complessità del settore.

Disparità territoriali inaccettabili

La mancanza di un codice ATECO per le onicotecniche e quindi di una normativa univoca produce una mappa dell’assurdo: in alcune regioni italiane le onicotecniche possono aprire legalmente la propria attività senza il titolo di estetista, in altre invece non esistono possibilità di mettersi in regola, anche a fronte di percorsi formativi adeguati e competenze certificate.

Il risultato? Una professionista può essere perfettamente in regola in una città e considerata abusiva in quella accanto. “Questa è una discriminazione istituzionale che divide le donne, alimenta confusione e ostacola il lavoro onesto”, denuncia OPA.

Lavorare sì, ma alla luce del sole

Il paradosso è evidente: mentre si riesce a regolarizzare attività controverse, si continua a ignorare chi chiede solo di lavorare con trasparenza, rispetto e riconoscimento. “Non siamo abusivi per scelta, ma per mancanza di strumenti normativi –  dichiara Nicoletta Fasoli -, un’ingiustizia che penalizza migliaia di lavoratrici e imprenditrici che ogni giorno investono in formazione, innovano e contribuiscono all’economia del Paese”.

Le onicotecniche: "noi non ci fermeremo"

L’associazione OPA chiede:

  • l’apertura di un tavolo tecnico per il riconoscimento ufficiale della figura professionale dell’onicotecnico;

  • l’introduzione di un codice ATECO dedicato e coerente con le reali mansioni;

  • un aggiornamento normativo che tenga conto dell’evoluzione del settore;

  • pari dignità per tutte le professioniste, senza discriminazioni territoriali.

Non è più tempo di silenzi – spiega Fasoli, Presidente OPA –. Se lo Stato riesce a riconoscere chi opera ai margini, deve saper tutelare chi vuole lavorare alla luce del sole. La professionalità delle onicotecniche non può essere più ignorata. Meritiamo rispetto, rappresentanza e giustizia.

LNE Italia sta raccogliendo le voci delle professioniste del settore estetico per capire come la Legge 1/90 incida oggi sul lavoro quotidiano, e cosa servirebbe per migliorarla.

Se sei un’onicotecnica, estetista od operi nel mondo beauty, compila il sondaggio e fai sentire la tua opinione.

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