Congresso e crescita professionale: in foto le persona in attesa di entrare a IBLinnovation beauty lab

Congresso e crescita professionale: cosa portarsi a casa

Partecipare a un congresso significa esporsi a nuove idee, incontrare esperienze diverse e confrontarsi con il proprio settore. Ma la vera crescita non si misura dalla quantità di informazioni raccolte: comincia quando si sceglie cosa farne.
Prima di ogni riflessione, desidero rivolgere un ringraziamento a Francesca Frediani, che ha curato l’organizzazione del 42° Congresso di Les Nouvelles Esthétiques Italia. Dietro un appuntamento di questa portata c’è un lavoro importante, fatto di progettazione, impegno e attenzione, che merita di essere riconosciuto.

C’è una cosa che mi piace particolarmente dei congressi: la possibilità di ascoltare persone che arrivano da mondi professionali differenti, ma che hanno qualcosa da insegnare al settore estetico. Anche durante il 42° Congresso ho ritrovato questo aspetto, per me fondamentale.

Credo che una professione cresca anche attraverso la contaminazione. Uscire dai confini del proprio settore, ascoltare competenze differenti e osservare la realtà da prospettive nuove permette di sviluppare uno sguardo più ampio. L’estetista di oggi non può limitarsi a conoscere trattamenti, prodotti e tecnologie: deve comprendere il contesto in cui opera, le persone che ha davanti e i cambiamenti che attraversano la società.

Del resto, è stata proprio la varietà degli interventi a rendere interessante il programma del Congresso. I diversi relatori hanno portato sul palco esperienze, competenze e punti di vista differenti, affrontando temi che hanno permesso di guardare alla professione da più angolazioni. Dalla dimensione scientifica a quella culturale, passando per gli aspetti legati al consumatore e all’evoluzione del settore, ogni contributo ha aggiunto un tassello alla riflessione collettiva. È proprio questa pluralità di voci che permette a un appuntamento formativo di andare oltre la semplice trasmissione di informazioni.

Tra le esperienze ospitate all’interno del 42° Congresso, una che mi ha lasciato qualcosa di particolare è sicuramente il TeatroScienza di Alex Gezzi. Non un semplice intervento formativo, ma uno spettacolo costruito per accompagnare il pubblico in una riflessione sul concetto di bellezza, attraversando la filosofia e la storia. Il percorso proposto da Gezzi mi ha permesso di riscoprire le radici storiche e filosofiche di un concetto che utilizziamo quotidianamente, spesso senza soffermarci sui suoi significati e sulle trasformazioni che ha attraversato.

È questo, a mio avviso, uno dei valori della formazione: non soltanto aggiungere informazioni a quelle che già possediamo, ma offrirci nuovi strumenti per interpretare ciò che facciamo.

in foto l'area del congresso e crescita personale

Il valore di esserci

Viviamo in un periodo in cui possiamo accedere a una quantità enorme di contenuti formativi senza spostarci dalla nostra attività. Webinar, dirette, corsi online e approfondimenti permettono di aggiornarsi con grande flessibilità. Sarebbe sbagliato sottovalutarne il valore, ma credo che l’esperienza dal vivo conservi qualcosa di insostituibile.

Il confronto diretto con altri professionisti, le conversazioni tra una sessione e l’altra, la possibilità di condividere dubbi e osservazioni, persino vedere altri colleghi che condividono la stessa passione e l’atmosfera che si crea durante un appuntamento di questo tipo hanno un valore aggiunto. Si torna a casa con una prospettiva diversa, a volte anche con una motivazione nuova.

Durante il Congresso ho respirato un clima particolarmente positivo: quello di una comunità professionale che sceglie di incontrarsi, confrontarsi e investire sulla propria formazione. Anche nei ritmi intensi che accompagnano un evento di questa portata, ho avuto modo di percepire quanto sia ancora importante, per tante professioniste, dedicare tempo alla crescita e al confronto in presenza. Tra i momenti che ricordo con maggiore piacere ci sono anche le professioniste che sono passate a salutarmi, alcune delle quali mi seguono abitualmente durante le live su @lneitalia.

In quei momenti ho avuto una conferma importante: il lavoro editoriale e di divulgazione che svolgiamo ogni giorno arriva alle persone, crea relazioni e contribuisce, nel suo piccolo, alla crescita della comunità professionale. Sapere che ciò che facciamo quotidianamente viene seguito, riconosciuto e apprezzato dà un significato ancora più concreto al nostro lavoro. È una soddisfazione che non si misura con un numero di visualizzazioni.

Unpopular opinion: non serve portare a casa tutto

C’è però una questione sulla quale vorrei soffermarmi. Dopo un congresso si torna spesso con tanti appunti, nuove idee, informazioni e spunti di riflessione. Il rischio è quello di volerli applicare tutti, magari contemporaneamente, oppure di lasciarli semplicemente sedimentare senza tradurli in qualcosa di concreto.

Credo che la vera sfida cominci proprio quando si torna alla propria attività. Non tutto ciò che ascoltiamo è necessariamente adatto alla nostra realtà professionale. Ogni centro estetico ha una propria identità, un determinato posizionamento, una clientela e obiettivi differenti. La crescita passa anche dalla capacità di selezionare: comprendere quali contenuti siano realmente utili, quali possano essere adattati alla propria attività e quali, invece, possano rappresentare uno stimolo per il futuro.

Non si tratta di applicare tutto, ma di scegliere consapevolmente. Anche un solo spunto, se trasformato in un cambiamento concreto, può avere più valore di decine di informazioni dimenticate una volta rientrati in cabina.

Una professione che ha bisogno di ritrovare la propria voce

C’è un’altra riflessione che porto con me da questo Congresso e riguarda il momento storico che sta attraversando il settore estetico.
Siamo davanti a una svolta importante. Il mercato cambia velocemente, le aspettative delle persone si trasformano e anche il quadro normativo che regola la professione è tornato al centro del dibattito. La Tavola Rotonda dedicata a questi temi è stata, in questo senso, particolarmente illuminante.

La Legge 1/1990 ha rappresentato un passaggio fondamentale per il riconoscimento della professione di estetista. Oggi, però, a distanza di oltre trent’anni, è evidente la necessità di interrogarsi sulla sua adeguatezza rispetto a un settore profondamente cambiato. Nel frattempo, altre figure professionali hanno progressivamente occupato spazi che un tempo erano più chiaramente identificabili con il lavoro dell’estetista, contribuendo a rendere più complesso il quadro delle competenze e delle responsabilità.

Quello che mi colpisce, tuttavia, non è soltanto il cambiamento del settore. È la sensazione di una categoria che, almeno in parte, abbia perso fiducia nella possibilità di incidere sul proprio futuro. Prima dell’approvazione della Legge 1/1990, le estetiste sono riuscite a unirsi per ottenere un riconoscimento normativo. Oggi, davanti alla necessità di aggiornare e tutelare quella stessa professione, sembra prevalere una certa rassegnazione. Come se il destino fosse già scritto e non ci fosse più molto da fare.

Non credo che debba essere così.

C’è una frase che, secondo me, sintetizza bene questa riflessione: «Lamentarsi non serve a cambiare le cose, se non siamo disposti a fare qualcosa per cambiarle». La lamentela può essere legittima, soprattutto quando riguarda diritti, riconoscimento e tutele professionali. Ma non può diventare il punto di arrivo. Deve trasformarsi in partecipazione, confronto, proposte e azioni concrete.

Le professioni non sono realtà immobili: evolvono, si confrontano con i cambiamenti e, quando necessario, rivendicano il proprio spazio. Per farlo, però, serve una categoria capace di riconoscersi come tale, di partecipare al dibattito e di comprendere che gli interessi individuali non possono sempre prevalere su quelli collettivi.
Non possiamo pensare che siano sempre gli altri a decidere quale sarà il futuro dell’estetica professionale. Serve una partecipazione più attiva, una maggiore consapevolezza dei propri diritti e, soprattutto, la volontà di far sentire la propria voce.

congresso e crescita professionale: in foto un momento della tavola rotonda.

Congresso e crescita professionale: la vera formazione comincia alla fine

Tornando al punto di partenza, credo che un congresso non debba essere giudicato soltanto dalla quantità di contenuti proposti o dagli interventi che si sono susseguiti sul palco. Il suo valore si misura anche nelle domande che lascia aperte, nelle prospettive che riesce ad ampliare e nelle riflessioni che continuano anche quando le luci si spengono.

A ogni professionista spetta poi il compito di fare una scelta: individuare ciò che può essere utile, trasformarlo in un’azione e continuare a investire sulla propria crescita. Ma c’è una responsabilità che va oltre il singolo centro estetico. Riguarda il futuro di un’intera professione.

Tornare a casa con nuove conoscenze è importante. Tornarci con una maggiore consapevolezza del proprio ruolo lo è ancora di più. E forse, oggi, la cosa più importante che possiamo portarci a casa da un congresso è proprio questa: il futuro dell’estetica professionale non è qualcosa che dobbiamo soltanto aspettare. È qualcosa a cui dobbiamo partecipare, insieme.

Un ultimo ringraziamento va a tutto il team di Esthetimedia Group, con cui condivido ogni giorno il lavoro e i progetti editoriali e formativi. A Stefano Pennati, founder e direttore generale di Esthetimedia Group e direttore del Centro Studi, per il lavoro di divulgazione e per l’organizzazione di IBL Innovation Beauty Lab; a Eliana Caldi, founder e Direttore operativo di Esthetimedia Group e responsabile dei progetti LNE School e CISEP; a Valentina Zecchi, Katia Anna Calabrò e Luca Maiolo, per il contributo e la professionalità con cui, ciascuno nel proprio ruolo, sostiene il lavoro di squadra.

Perché dietro ogni progetto ci sono persone, competenze e impegno quotidiano. E anche questo, per me, fa parte della crescita.

Vicedirettrice di Les Nouvelles Esthétiques Italia
Giornalista, caporedattrice di LNE School, la “ragazza delle live” su @lneitalia. Racconta il mercato dell’estetica professionale e della formazione, osservandone evoluzioni e dinamiche con uno sguardo di matrice sociologica. Unisce rigore giornalistico e capacità di sintesi, rendendo accessibili anche i temi più tecnici. Lettrice compulsiva, trova storie ovunque: anche nelle etichette degli shampoo.

in foto Rachele Bini, autore degli articoli su les nouvelles esthétiques Italia

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