Oggi sembra scontato parlare di estetista come professionista qualificata, con un percorso formativo definito e competenze precise. Ma non è sempre stato così.
Negli anni ’50, in Italia, iniziano a diffondersi le prime attività dedicate alla cura estetica della persona. Mancava però un elemento fondamentale: una cornice normativa. Il risultato? Un settore in crescita, ma privo di identità giuridica. L’estetica esisteva nella pratica, ma non nel diritto.
Un tema tornato al centro del dibattito
La nascita della normativa che ha regolamentato il settore è stata recentemente al centro del confronto durante il Fuori Congresso Live, un momento di dialogo tra professionisti, istituzioni e protagonisti storici del comparto.
Proprio in questo contesto è stata ricostruita la lunga strada che ha portato al riconoscimento della professione, attraverso testimonianze dirette e un’analisi delle tappe legislative più significative.
Come ha spiegato Francesca Frediani, Direttrice responsabile di Les Nouvelles Esthétiques Italia, negli anni ’50, l’Italia viveva il boom economico e la nascita delle prime attività dedicate alla cura estetica. In questo periodo, la figura dell’estetista era ancora “ombra”: nessuna norma, nessun requisito formativo e una figura professionale non definita.
Gli anni ’60 e il limbo delle “arti affini”
La prima svolta arriva nel 1963 con la legge n. 161, che regolamenta le attività di barbiere e parrucchiere. È qui che compare un’espressione destinata a creare più confusione che chiarezza: mestieri affini. L’estetica viene inserita in questa categoria, senza una definizione autonoma. Questa ambiguità genera negli anni successivi dubbi interpretativi e persino interrogazioni al Consiglio di Stato. Il settore chiede una cosa semplice: essere chiamato con il proprio nome.
Anni ’70: nasce finalmente la parola “estetista”
È nel 1970 che, nel dibattito parlamentare, compare per la prima volta il termine estetista. Un passaggio tutt’altro che simbolico: dare un nome significa iniziare a costruire un’identità professionale.
Due anni dopo, nel 1972, viene presentato il primo disegno di legge dedicato esclusivamente alla regolamentazione del settore.
Da qui parte una maratona legislativa che durerà quasi vent’anni.
La nascita della professione di estetista: una battaglia lunga (e poco raccontata)
Tra il 1972 e la fine degli anni ’80 si susseguono circa 30 disegni di legge e oltre cinque legislature. Un percorso lento, complesso, spesso frammentato. Ma soprattutto portato avanti con determinazione da chi lavorava ogni giorno nel settore. Le estetiste italiane, insieme alle associazioni di categoria come l’AIE, CNA e Confartigianato, giocano un ruolo centrale nel rivendicare il riconoscimento della professione.
Accanto a loro, anche il contributo editoriale e culturale di Les Nouvelles Esthétiques Italia, che fin dagli anni ’70 documenta l’evoluzione del comparto e partecipa attivamente al dibattito.
1990: la svolta che cambia tutto
Il 4 gennaio 1990 arriva finalmente il punto di svolta. Per la prima volta, una normativa definisce in modo chiaro:
- chi è l’estetista
- quali sono i requisiti per esercitare
- quale percorso formativo è necessario
L’estetica smette di essere considerata un mestiere generico e diventa una professione regolamentata dallo Stato. E no, non è un dettaglio burocratico. È un cambio di paradigma.
Dalla pratica alla competenza: cosa cambia davvero
Con il riconoscimento ufficiale, il lavoro dell’estetista si trasforma: non è più solo manualità, ma competenza tecnica e culturale.
Entrano nella formazione discipline come:
- anatomia
- dermatologia
- chimica cosmetologica
- igiene professionale
In altre parole: nasce una figura professionale completa, non più improvvisata.
Dopo il riconoscimento: il tema della formazione
Negli anni successivi, il focus si sposta sulla formazione. Un passaggio chiave è rappresentato dalla riforma del sistema educativo del 2003 (Legge 53), che introduce un nuovo modello di istruzione e rafforza i percorsi di formazione professionale.
Nascono così gli IeFP (Istruzione e Formazione Professionale), finanziati anche dal Fondo Sociale Europeo, che diventano uno dei principali canali di accesso alla professione. Il settore evolve, ma resta ancorato a quella conquista iniziale: il riconoscimento.
Perché questa storia conta ancora oggi
Capire come nasce la regolamentazione dell’estetica in Italia non è un esercizio nostalgico. È uno strumento per leggere il presente.
E non è un caso che il tema sia tornato oggi al centro del confronto, proprio durante momenti come il Fuori Congresso Live: segno che la questione dell’identità professionale è tutt’altro che chiusa.
Tra evoluzione tecnologica, nuovi operatori e confini sempre più sfumati, la domanda resta la stessa di allora: chi è davvero un professionista? Perché senza una risposta chiara, il rischio è tornare indietro. E questa, onestamente, è una storia che il settore non può permettersi di riscrivere.
Vicedirettrice di Les Nouvelles Esthétiques Italia
Giornalista, caporedattrice di LNE School, la “ragazza delle live” su @lneitalia. Racconta il mercato dell’estetica professionale e della formazione, osservandone evoluzioni e dinamiche con uno sguardo di matrice sociologica. Unisce rigore giornalistico e capacità di sintesi, rendendo accessibili anche i temi più tecnici. Lettrice compulsiva, trova storie ovunque: anche nelle etichette degli shampoo.


