formazione estetica in Italia: in foto tre ragazze che stanno testando dei prodotti.

Formazione estetica in Italia: “dobbiamo chiederci quale estetista vogliamo formare per il futuro”

La formazione è uno dei temi più importanti per il futuro dell’estetica professionale. Ma è anche uno dei più complessi, perché coinvolge scuole, insegnanti, allieve, normativa e mercato del lavoro.

Da questa consapevolezza nasce Il settore che non vuole guardarsi allo specchio, il libro scritto da Eliana Caldi, pubblicato da Esthetimedia Group per la collana La Nuova Estetica in collaborazione con Les Nouvelles Esthétiques Italia.

Il volume raccoglie otto testimonianze di insegnanti di estetica, incontrati nelle scuole di diverse aree d’Italia, per raccontare da vicino le difficoltà, le responsabilità e i cambiamenti che stanno attraversando il sistema della formazione professionale.

Abbiamo intervistato Eliana Caldi per capire cosa ha visto entrando nelle scuole italiane, quali sono oggi le principali criticità della formazione estetica e soprattutto quale dovrebbe essere la direzione da prendere per il futuro.

Eliana, perché hai sentito la necessità di scrivere il settore che non vuole guardarsi allo specchio?

Frequentando spesso le scuole, le aule e i corridoi, in diverse realtà italiane, mi sono resa conto che quando si parla delle estetiste che escono dalle scuole si tende spesso a dire che sono poco preparate oppure che l’insegnante non è stato all’altezza.
Questa cosa mi è dispiaciuta molto, perché ho incontrato insegnanti che mettono ogni giorno una grande passione, un grande impegno e un grande lavoro nella loro professione, non soltanto durante l’orario scolastico.

Mi sono quindi chiesta: perché non ascoltare anche loro? Perché non capire quali difficoltà incontrano, come percepiscono il sistema e che cosa è cambiato negli anni? Da qui è nata l’idea di raccogliere le loro testimonianze e provare a raccontare la formazione da una prospettiva molto concreta, quella di chi la vive ogni giorno.

Nel libro raccogli otto testimonianze. che cosa ti hanno restituito queste storie?

Mi hanno restituito otto esperienze diverse, ma tutte molto significative.

Ho incontrato Amara Lutieri, Valentina Gotti, Cristina Lucenti, Sonia Carnini, Maddalena Patrignani, Dario Campagnola, Barbara Nicotra e Gigliola Pantani. Sono insegnanti che lavorano in realtà e territori differenti e che hanno affrontato la formazione da prospettive diverse.

Quello che emerge con forza è quanto il ruolo dell’insegnante sia importante. In alcuni casi non significa soltanto insegnare una professione, ma anche guidare, accompagnare e cercare di tenere insieme le esigenze della scuola con quelle delle nuove generazioni.

Sono testimonianze che permettono di vedere anche tutto il lavoro che normalmente rimane dietro le quinte.

Il titolo del libro è volutamente provocatorio. Il settore dell’estetica fa fatica a guardarsi allo specchio?

Credo che il problema non sia soltanto la difficoltà di guardarsi allo specchio, ma anche quella di riconoscere apertamente che esistono delle criticità.

Le domande che ho posto alle insegnanti non erano sempre semplici, ma tutte hanno avuto il coraggio di rispondere. E credo che sia proprio questo il punto: dobbiamo avere la possibilità di parlare dei problemi senza paura.
Non serve mettere la testa sotto la sabbia. I problemi esistono e dobbiamo avere il coraggio di affrontarli, perché soltanto così possiamo capire dove intervenire.

Nel libro emerge anche il tema dell’ingresso molto precoce nei percorsi formativi. qual è il problema?

Capacità e maturità sono due cose completamente diverse.

Oggi si può accedere al percorso formativo dopo la terza media, quindi molto presto. Ma una ragazza di quell’età può avere una predisposizione manuale, può essere portata per alcune attività, senza avere necessariamente la consapevolezza di ciò che significhi trasformare questa predisposizione in una professione.

Il lavoro dell’estetista implica studio, responsabilità, disciplina e consapevolezza. E stiamo parlando di una professione che entra in relazione con il corpo delle persone.

Nel frattempo è cambiato anche il consumatore. È molto più informato, è continuamente esposto a contenuti e informazioni e arriva spesso nel centro estetico con convinzioni precise che non necessariamente sono corrette. Questo significa che dall’altra parte deve esserci una professionista sempre più preparata.

Secondo te qual è la principale debolezza del settore oggi?

Una delle problematiche principali è proprio la difficoltà di essere uniti.

Alla fine tutti conosciamo, in qualche modo, le criticità del settore. Il problema è che spesso non riusciamo ad avere un peso politico sufficiente per riuscire a smuovere chi dovrebbe intervenire.

E invece la massa critica siamo noi. Se aspettiamo che il cambiamento arrivi dall’alto, rischiamo di aspettare invano. La storia ci insegna che i cambiamenti importanti sono spesso partiti dal basso, dalla capacità delle persone di unirsi e fare pressione.

Quindi il futuro della formazione estetica dipende anche dalla capacità del settore di fare sistema?

Sì. Una legge dovrebbe fare gli interessi dei cittadini e del settore che regolamenta. Ma perché questo possa accadere, il settore deve essere in grado di esprimere una posizione, di confrontarsi e di essere unito.

Credo che sia proprio questo il passaggio che dobbiamo affrontare. Non continuare soltanto a dire che qualcosa non va, ma trovare dei punti comuni e costruire insieme una direzione.

Dopo aver ascoltato otto insegnanti e aver attraversato diverse realtà italiane, qual è la consapevolezza più importante che ti porti dietro?

Che parlare di formazione significa parlare del futuro dell’intera professione.

Le insegnanti che ho incontrato mi hanno mostrato quanto lavoro, passione e responsabilità ci siano dietro la formazione. E credo che questo debba essere riconosciuto. Ma proprio per questo dobbiamo avere il coraggio di porci le domande giuste.

Quale estetista vogliamo formare? Quali competenze dovrà avere? Quale percorso dovrà affrontare per essere davvero pronta a entrare nel mondo professionale?

Sono domande che non possono riguardare soltanto la scuola. Riguardano tutto il settore. E forse è proprio da qui che bisogna ricominciare: dalla volontà di guardarci allo specchio, riconoscere ciò che non funziona e avere finalmente il coraggio di costruire ciò che ancora manca.

Vicedirettrice di Les Nouvelles Esthétiques Italia
Giornalista, caporedattrice di LNE School, la “ragazza delle live” su @lneitalia. Racconta il mercato dell’estetica professionale e della formazione, osservandone evoluzioni e dinamiche con uno sguardo di matrice sociologica. Unisce rigore giornalistico e capacità di sintesi, rendendo accessibili anche i temi più tecnici. Lettrice compulsiva, trova storie ovunque: anche nelle etichette degli shampoo.

in foto Rachele Bini, autore degli articoli su les nouvelles esthétiques Italia

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