Negli ultimi giorni il dibattito sulla formazione delle estetiste è tornato al centro dell’attenzione. Tra dichiarazioni istituzionali, ricorsi e prese di posizione, è emersa una contrapposizione che, a prima vista, sembra molto semplice: da una parte la formazione pubblica, dall’altra quella privata.
Ma il sistema funziona davvero così? La risposta è no.
Il motivo è semplice: i diversi percorsi formativi non nascono tutti con lo stesso obiettivo. E se si dimentica questo principio, si rischia di confrontare realtà che, in realtà, rispondono a esigenze completamente diverse.
Prima di tutto: qual è l'obiettivo del percorso?
Facciamo un esempio.
Uno studente che frequenta il liceo delle Scienze Umane acquisisce conoscenze di psicologia, pedagogia e sociologia. Questo, però, non significa che al termine del diploma possa esercitare la professione di psicologo, definirsi sociologo o educatore.
Il motivo è semplice: quel percorso non nasce per abilitare a una professione, ma per fornire una formazione scolastica.
Lo stesso ragionamento può essere applicato anche alla formazione nel settore dell’estetica. Esistono percorsi che hanno come finalità garantire il diritto allo studio e alla formazione dei giovani.
Altri, invece, sono finalizzati al conseguimento della qualificazione professionale prevista dalla legge.
Sono due obiettivi diversi. Ed è proprio questa differenza che spesso scompare nel dibattito pubblico.
La legge stabilisce chi può diventare estetista (e come)
La professione di estetista non è libera, ma regolamentata: significa che è necessario soddisfare dei requisiti e non è sufficiente frequentare un corso qualsiasi per esercitare la professione.
Per fare un altro esempio chiarificatore, una persona non può avere la patente B prima dei 18 anni, come non è possibile diventare avvocato senza aver frequentato un percorso universitario (anche se si è studiato per anni l’argomento). O, come detto in precedenza, il nostro studente liceale non può definirsi psicologo o sociologo.
I requisiti per diventare estetista sono stabiliti dalla legge 4 gennaio 1990, n. 1, che disciplina l’attività di estetista e individua il percorso necessario per conseguire la qualificazione professionale. È questo il punto da cui partire per comprendere tutto il resto.
I percorsi autorizzati (i cosiddetti “corsi privati”)
Una delle modalità attraverso cui è possibile conseguire la formazione prevista dalla normativa è rappresentata dai corsi autorizzati dalle Regioni. Sono percorsi organizzati da enti di formazione privati autorizzati, che operano secondo regole precise e sotto il controllo dell’amministrazione regionale.
Nella maggior parte dei casi il costo della formazione è sostenuto direttamente dall’allievo.
La finalità è chiara: preparare una persona a conseguire la qualificazione professionale prevista dalla legge (quindi a diventare estetista).
I percorsi IeFP (i cosiddetti “percorsi pubblici”)
Diversa è la finalità dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP).
Si tratta di percorsi destinati ai giovani tra i 14 e i 18 anni che devono assolvere il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione. L’obiettivo principale, quindi, è garantire un percorso educativo e professionale durante gli anni della scuola secondaria, contrastando la dispersione scolastica e favorendo l’ingresso nel mondo del lavoro.
Proprio per questa ragione i percorsi IeFP sono generalmente gratuiti per gli studenti. Ma è importante capire cosa significa davvero questa gratuità.
"Gratuito" non significa che non costa
Quando si parla di un corso gratuito, si tende a pensare che sia una scuola pubblica.
In realtà non è così. Gratuito significa semplicemente che il costo non viene sostenuto dalla famiglia. La formazione viene finanziata con risorse pubbliche, messe a disposizione dalle Regioni, dallo Stato e, in molti casi, anche dai fondi europei.
Il corso, quindi, ha un costo. Solo che non viene pagato direttamente dallo studente.
Chi organizza questi percorsi?
Anche questo è un punto sul quale spesso si genera confusione.
Un percorso finanziato con fondi pubblici non è necessariamente organizzato da una scuola pubblica. Molti percorsi IeFP sono infatti gestiti da enti di formazione privati accreditati.
L’ente organizza le attività didattiche. La Regione autorizza il percorso, ne verifica i requisiti e controlla che vengano rispettate le regole previste dalla normativa. Il finanziamento è pubblico. La gestione può essere privata. Le due cose non si escludono a vicenda.
La domanda giusta su come diventare estetista non è "pubblico o privato"
Quando si parla di formazione professionale, il dibattito si concentra spesso su una contrapposizione tanto immediata quanto riduttiva: pubblico o privato?
È una domanda comprensibile, ma non è quella che aiuta davvero a capire come funziona il sistema.
Prima di chiedersi chi organizza un corso, bisognerebbe chiedersi perché quel percorso esiste.
Ogni percorso formativo nasce infatti con una finalità precisa. Alcuni hanno l’obiettivo di garantire il diritto all’istruzione e alla formazione dei giovani; altri sono finalizzati al conseguimento della qualificazione professionale necessaria per esercitare una professione regolamentata.
Non sono due modi diversi di fare la stessa cosa. Sono due strumenti creati dal legislatore per rispondere a bisogni differenti. È proprio questa finalità a determinarne l’organizzazione, i destinatari, le modalità di finanziamento e il sistema dei controlli.
Per questo motivo, limitarsi a distinguere tra “pubblico” e “privato” rischia di semplificare una realtà molto più articolata. Comprendere la funzione per cui un percorso è stato istituito è il primo passo per leggere correttamente il sistema della formazione professionale.
Comprendere il sistema per andare oltre le semplificazioni
La formazione per diventare estetista è un sistema complesso, costruito nel tempo attraverso norme nazionali, competenze regionali e percorsi che rispondono a esigenze differenti. Per questo motivo non può essere letta attraverso categorie troppo semplici, come “pubblico” o “privato”, oppure “gratuito” o “a pagamento”.
Esistono percorsi finanziati con risorse pubbliche perché perseguono una finalità di interesse generale, come il diritto all’istruzione e alla formazione dei giovani. Esistono, allo stesso tempo, percorsi finalizzati al conseguimento della qualificazione professionale prevista dalla legge, che rispondono a logiche e destinatari diversi.
Proprio perché perseguono finalità differenti, questi percorsi possono condurre al rilascio di titoli diversi, disciplinati da norme differenti e destinati a produrre effetti diversi. Per questo motivo non è possibile considerarli automaticamente equivalenti solo perché appartengono allo stesso settore professionale.
Anche i soggetti che li organizzano non possono essere distinti in modo netto: un ente di formazione privato può erogare corsi autofinanziati, ma anche gestire percorsi finanziati con fondi pubblici, sempre nel rispetto delle regole e sotto il controllo della Regione.
Comprendere queste differenze significa leggere il sistema per quello che è realmente: un insieme di strumenti diversi, ciascuno con una propria funzione.
Solo partendo da questa consapevolezza è possibile affrontare il dibattito sulla formazione professionale con uno sguardo più ampio, evitando contrapposizioni che rischiano di semplificare una realtà molto più articolata.
Vicedirettrice di Les Nouvelles Esthétiques Italia
Giornalista, caporedattrice di LNE School, la “ragazza delle live” su @lneitalia. Racconta il mercato dell’estetica professionale e della formazione, osservandone evoluzioni e dinamiche con uno sguardo di matrice sociologica. Unisce rigore giornalistico e capacità di sintesi, rendendo accessibili anche i temi più tecnici. Lettrice compulsiva, trova storie ovunque: anche nelle etichette degli shampoo.


