Negli ultimi giorni numerosi media hanno riportato con toni allarmistici il divieto europeo del TPO nei cosmetici (diphenyl/2,4,6-trimethylbenzoyl/ phosphine oxide), sostanza utilizzata nei prodotti per unghie come fotoiniziatore. Alcuni titoli hanno alimentato il timore che tali prodotti siano “pericolosi” senza però contestualizzare i dati scientifici.
Nicoletta Fasoli, come OPA Onicotecnici associazione rappresentativa delle professioniste del settore nails, ritene necessario riportare il dibattito entro i binari della correttezza scientifica e della proporzionalità normativa.
I dati scientifici sul TPO nei cosmetici
- Il Comitato Scientifico dell’UE (SCCS) aveva già valutato che l’uso del TPO nei prodotti per unghie, fino a una concentrazione del 5%, fosse sicuro per i consumatori.
- Il Comitato per la Valutazione dei Rischi (RAC) di ECHA ha classificato il TPO come sostanza tossica per la riproduzione solo a dosaggi molto elevati riscontrati negli studi animali, non paragonabili all’esposizione reale nei trattamenti professionali.
- L’unghia è una superficie non vascolarizzata, che non permette assorbimento sistemico della sostanza, a differenza della pelle o delle mucose.
Mentre il TPO viene vietato nei cosmetici a partire dal 1° settembre 2025, continua a essere legalmente utilizzato nel settore odontoiatrico e medicale, creando una evidente contraddizione e penalizzando in modo sproporzionato il comparto nails, costituito da migliaia di microimprese italiane, in gran parte femminili e giovanili.
La posizione di OPA Onicotecnici
- Una valutazione di rischio proporzionata all’effettiva esposizione nel settore nails.
- Deroghe professionali, analoghe a quelle concesse in ambito dentale, che permettano l’uso controllato del TPO nei prodotti per unghie.
- Un tavolo di confronto con il Ministero della Salute per evitare che il divieto assoluto si trasformi in una crisi economica devastante per migliaia di imprese femminili.


