Le istituzioni non vi ascoltano.
Il settore non viene valorizzato.
La professione non viene riconosciuta.
I clienti non capiscono.
Il mercato non vi rispetta abbastanza.
Da anni sentiamo ripetere sempre le stesse cose. E sapete una cosa? Molte di queste lamentele sono persino fondate. Ma a un certo punto bisogna avere il coraggio di fermarsi, e di porsi una domanda che nel settore estetico sembra quasi proibita.
Siamo davvero sicure che la responsabilità sia sempre e soltanto degli altri?
Avete in mano uno strumento potentissimo e lo state sprecando
Mai nella storia della professione avete avuto un’opportunità come quella che avete oggi. I social media vi permettono di parlare direttamente con il consumatore, raccontare il valore del vostro lavoro, fare cultura, educare, creare consapevolezza, fare rete e contribuire a costruire una categoria più forte e autorevole.
Eppure, troppo spesso questa occasione viene sprecata. Al posto di valorizzare la professione, si preferisce mettere in scena la cliente che fa troppe domande, quella che arriva in ritardo, quella che pretende risultati impossibili, che non capisce, che chiede spiegazioni o che semplicemente sbaglia. Così, tra reel, sketch, battute e caricature pensate per ottenere visualizzazioni, like e commenti, il consumatore diventa il protagonista di un siparietto. E a forza di trasformare le clienti in una caricatura, avete finito per trasformare anche la professione in intrattenimento.
Poi però vi lamentate
Vi lamentate perché non venite considerate abbastanza.
Vi lamentate perché non ricevete il riconoscimento che meritate.
Vi lamentate perché le istituzioni non vi ascoltano.
Vi lamentate perché il settore non viene preso sul serio.
Ma siamo davvero sicure che il problema sia sempre all’esterno?
Perché mentre voi chiedete rispetto, fuori c’è qualcuno che osserva. Osservano i consumatori. Osservano le aziende. Osservano le istituzioni. Osserva il mercato. E tutti si fanno un’opinione della categoria anche attraverso quello che pubblicate ogni giorno.
Il vero problema? Non fate squadra
Questa è probabilmente la parte più scomoda. Perché il settore continua a chiedere maggiore peso. Maggiore rappresentanza. Maggiore ascolto. Ma poi fatica persino a presentarsi come una categoria unita.
Ognuno comunica per sé.
Ognuno rincorre il proprio reel.
Ognuno rincorre il proprio algoritmo.
Ognuno rincorre la propria visibilità.
Poi però ci si lamenta che la categoria conta poco. Ma una categoria che non costruisce una voce comune, che non crea cultura professionale e che non utilizza i propri canali per valorizzarsi, come pensa di ottenere il rispetto che reclama?
Ridicolizzare le clienti è davvero la comunicazione che vogliamo? La verità che farà arrabbiare qualcuno
Forse il problema non sono soltanto le istituzioni. Forse il problema non sono soltanto i clienti. Forse il problema non è soltanto il sistema.
E no, non sto parlando di tutte.
Ma sarebbe ridicolo negare che una parte del settore stia contribuendo a scavarsi la fossa da sola. Perché quando si arriva a prendere in giro le clienti per raccogliere qualche like, allora siamo davvero alla frutta.
Scusate, ma qualcuno deve pur dirlo. Che immagine stiamo dando della professione? Che credibilità pensiamo di costruire? Perché mentre una parte del settore chiede rispetto, un’altra passa il tempo a rincorrere visualizzazioni. Mentre una parte chiede riconoscimento, un’altra trasforma i clienti nell’ennesima scenetta da social.
Poi però ci lamentiamo che nessuno ci prende sul serio.
Davvero? E non finisce qui.
Perché oltre a lamentarci, continuiamo a non fare rete. Non facciamo squadra. Non facciamo massa critica. Ognuno pensa al proprio reel, al proprio profilo, ai propri numeri. Poi però pretendiamo rappresentanza, ascolto e riconoscimento.
Il rispetto non nasce dalle lamentele. La credibilità non nasce dalle lamentele. Si costruiscono. E la sensazione è che una parte del settore preferisca lamentarsi della mancanza di riconoscimento piuttosto che fare qualcosa per conquistarlo.
Una frase dura? Forse.
Ma molto meno dura della realtà.
Opera nel mondo dell’editoria, della comunicazione e della formazione nel settore beauty & wellness. Co-fondatrice e direttrice operativa di Esthetimedia Group, è responsabile del progetto LNE Partner School, che connette scuole, aziende e professionisti per far crescere competenze e visione dell’estetica contemporanea. Unisce visione strategica e concretezza operativa.
Il suo motto? «La bellezza è anche cultura.»


