C’è una voce sempre più forte che si alza dal mondo dell’estetica professionale. È la voce delle estetiste italiane — titolari, dipendenti, formatrici, libere professioniste — che chiedono di essere ascoltate, finalmente, come categoria che evolve, studia e si forma, ma che resta ancorata a una legge vecchia di 35 anni.
La Legge 1/90 ha rappresentato una svolta: per la prima volta la figura dell’estetista è stata definita a livello nazionale, con compiti chiari e limiti ben distinti rispetto alla medicina e con percorsi formativi e modalità di esercizio uniformi su tutto il territorio. La legge ha creato la professione, tutelandone l’identità e garantendo sicurezza ai clienti per più di trent’anni.
Ma c’è un ma.
Oggi, il settore dell’estetica è profondamente cambiato e hanno portato la Legge 1/90 a essere, in alcune delle sue parti, ormai obsoleta.
Les Nouvelles Esthétiques Italia aveva già da tempo attivo un tavolo di discussione coordinato dalla rivista e parallelamente ha promosso un sondaggio nazionale (periodo marzo–settembre 2025) che ha raccolto più di un migliaio di risposte da estetiste, scuole e aziende del settore e i dati emersi confermano l’esigenza di aggiornare il quadro normativo.
Legge 1/90: diamo voce alle estetiste
Secondo i dati del Sondaggio nazionale per i professionisti dell’estetica, condotto nel 2025 dalla rivista Les Nouvelles Esthétiques Italia, su un campione di oltre mille partecipanti, emerge con chiarezza una richiesta collettiva: la Legge 1/90 è obsoleta e deve essere riformata completamente.
Lo afferma il 90,7% delle rispondenti, mentre solo il 2,2% ritiene che la normativa sia ancora efficace. Un dato che non lascia spazio a interpretazioni.
Dietro questa posizione, però, c’è molto di più di una semplice insoddisfazione normativa. C’è il bisogno di riconoscimento professionale, di uniformità formativa e di tutele reali per chi lavora ogni giorno nel settore.
Formazione: il vero nodo della professione
Oggi, il 44,9% delle intervistate è titolare di un centro estetico, il 21,3% lavora come dipendente e oltre un quinto è libera professionista. Si tratta quindi di una categoria matura, con esperienza, che conosce bene le dinamiche del mercato. Eppure, la sensazione comune è quella di una professione non pienamente valorizzata, esposta a concorrenza sleale e scarsamente tutelata.
Dai risultati del sondaggio emerge con forza un dato inequivocabile: la formazione è uno dei temi più critici e sentiti dalle estetiste italiane.
Alla domanda “Il percorso di formazione che abilita alla professione di estetista è adeguato agli standard richiesti dal mercato?”, oltre il 60% delle intervistate ha risposto “no”, affermando che i programmi formativi attuali non rispondono più alle esigenze reali del settore. Un ulteriore 36,1% ritiene che il percorso sia valido solo in parte, ma che servirebbero maggiori approfondimenti e aggiornamenti, in particolare su nuove tecnologie, apparecchiature avanzate e gestione dell’impresa.
Solo una minima percentuale, pari al 3,5%, considera la formazione attuale pienamente adeguata.
Un segnale chiaro, che racconta un divario crescente tra il mondo della scuola e la realtà dei centri estetici, dove competenze digitali, comunicative e manageriali diventano ormai indispensabili.
Anche il tema dell’uniformità della formazione sul territorio nazionale registra una posizione netta. Alla domanda “Credi che il percorso di formazione per diventare estetista debba essere più omogeneo a livello nazionale?”, l’82,5% delle rispondenti ha dichiarato che sì, è fondamentale avere un percorso standardizzato in tutte le regioni.
Un risultato che riflette la necessità di regole comuni, contenuti formativi coerenti e un riconoscimento professionale uniforme in tutto il Paese.
Oggi, infatti, la formazione varia da regione a regione, creando disparità nei livelli di competenza e nelle opportunità occupazionali. Le estetiste chiedono quindi una riforma condivisa e coordinata, che definisca standard nazionali chiari e valorizzi la professionalità di chi lavora nel settore.
Abusivismo e controlli: la grande ferita del settore
Altro nodo cruciale: l’abusivismo.
Ben il 78,3% delle estetiste segnala che i controlli sono insufficienti e che la concorrenza sleale è ormai “dilagante”.
È una ferita aperta che mina la sicurezza dei clienti e l’immagine stessa della professione.
Molte professioniste denunciano la presenza di operatori non qualificati che esercitano in totale libertà, spesso sui social o a domicilio, con conseguenze anche sanitarie.
Per questo chiedono più vigilanza e sanzioni effettive, oltre a una maggiore collaborazione tra autorità e associazioni di categoria.
Che cosa vogliono le estetiste?
I punti trattati in questo articolo non rappresentano la totalità dei dati raccolti: l’intero report del sondaggio verrà presentato il 20 ottobre durante la Tavola Rotonda sulla Legge 1/90, un momento di confronto aperto tra professioniste, scuole, aziende e istituzioni.
Un’occasione per discutere, con dati alla mano, quale direzione prendere per il futuro della professione.
Quello che emerge però è chiaro: le estetiste italiane chiedono una riforma vera, che le rappresenti e le tuteli come professioniste qualificate, imprenditrici e custodi del benessere. Vogliono una legge che rispecchi la realtà del settore di oggi, fatta di formazione continua, nuove tecnologie, competenze gestionali e tutela del lavoro.
Eppure, alla luce delle risposte raccolte in questo sondaggio, il DDL Ancorotti (n. 1619) non sembra soddisfare pienamente le richieste della categoria.
Pur introducendo alcune novità, la proposta non affronta in modo concreto le priorità emerse dalle professioniste del settore, rischiando così di risultare una riforma solo parziale e distante dal quotidiano delle estetiste.
Dall’indagine emergono chiaramente i punti che le professioniste considerano fondamentali per il futuro del comparto:
Una riforma completa e condivisa della Legge 1/90, capace di rispondere alle esigenze di un mercato evoluto e tecnologico.
- Una formazione più in linea con le richieste del mercato e uniforme su tutto il territorio nazionale, con la creazione di un albo professionale.
Controlli efficaci e costanti contro l’abusivismo, ritenuto uno dei principali problemi del settore.
Il futuro dell’estetica passa da qui — da una nuova consapevolezza professionale che non ha più paura di chiedere, ma pretende finalmente di essere ascoltata.
Tuttavia, va sottolineato che il senatore Ancorotti e gli attori favorevoli al DDL avevano inizialmente accettato l’invito a partecipare alla tavola rotonda, salvo poi ritirare la propria adesione, motivando la decisione con la mancanza dei “presupposti necessari” per un confronto.
Una scelta che, di fatto, interrompe il dialogo diretto con le professioniste del settore e lascia scoperto quel terreno di confronto che oggi, più che mai, l’estetica italiana avrebbe bisogno di coltivare.
Come rivista di settore, Les Nouvelles Esthétiques Italia ribadisce il proprio impegno a informare in modo trasparente e a garantire spazio a tutte le posizioni.
L’invito da parte della rivista è sempre stato rivolto e sarà sempre aperto a tutti gli attori del settore perché solo attraverso un dialogo aperto e costruttivo sarà possibile costruire una riforma realmente condivisa, capace di rappresentare l’intero comparto del beauty professionale.
Per maggiori informazioni e partecipare attivamente al dibattito:
– Pagina Instagram Les Nouvelles Esthétiques Italia
– Tavola Rotonda legge 1/90 al 41° Congresso di Estetica e Spa | IBL


