Se il giornalismo è approssimativo, il web diventa un tribunale dell’odio e della disinformazione.
Ne ho le tasche piene di vedere le estetiste, una categoria di professioniste serie, che seguo e supporto da quasi tre decenni, trattate come il capro espiatorio di ogni nefandezza commessa da delinquenti senza scrupoli.
L’ultimo episodio, avvenuto a marzo 2026, è la goccia che fa traboccare il vaso.
E la mia pazienza.
Un blitz della Guardia di Finanza a Napoli contro otto falsi medici – soggetti che iniettavano botulino e filler senza alcun titolo e in condizioni igieniche precarie – viene servito al pubblico con titoli sciatti che parlano genericamente di “trattamenti estetici” illegali fatti da falsi medici e da “estetiste”.
Usare la definizione “trattamenti estetici” è impreciso, superficiale e irresponsabile.
Sono procedure di medicina estetica. Omettere la parola “medicina” genera il primo, enorme errore di percezione.
Il risultato? Leoni da tastiera che vomitano veleno, chiamando “analfabete” le estetiste e augurando loro la galera.
Il doppio abuso e la beffa dei sussidi
Leggendo i dettagli della cronaca, emerge un quadro di illegalità totale.
Queste persone, definite “estetiste” dai giornalisti, operavano in abitazioni private o negozi anonimi, spesso senza aver conseguito neppure il terzo anno di scuola di estetica, indispensabile per l’abilitazione completa all’esercizio dell’attività stessa. E, in alcuni casi, risultavano persino disoccupate e percettrici di sussidi pubblici.
Qui è necessario fare tre distinguo che, a quanto pare, la stampa sensazionalistica ignora:
- Senza qualifica e abilitazione, non sei un’estetista. Se non hai i requisiti per esercitare, sei già abusiva nel settore estetico. Se contemporaneamente gestisci un’attività illegale e percepisci sussidi, stai truffando lo Stato. Definirti “estetista” è un insulto a chi studia, si qualifica, apre un’attività, paga tasse e lavora alla luce del sole.
- L’abuso medico è un reato penale. Anche con la massima formazione estetica possibile, non è consentito eseguire trattamenti di medicina estetica. Chi lo fa senza titolo sta esercitando abusivamente la professione medica. È un delinquente.
- Questi non sono centri estetici. Sono attività illegali. Locali senza insegna, senza autorizzazioni, senza tracciabilità dei farmaci: questa non è estetica professionale. È criminalità.
Falsi medici a Napoli: un classismo intollerabile
Dopo trent’anni in questo settore, posso dirlo senza esitazioni: la stampa ha una responsabilità enorme. Continuare a definire “trattamento estetico” una procedura di medicina estetica sposta il bersaglio sulle estetiste professioniste e legittima commenti classisti, ignoranti e offensivi. Leggere che le estetiste sono “analfabete” è inaccettabile.
Parliamo di imprenditrici che gestiscono aziende vere, non appartamenti e scantinati improvvisati. Professioniste che investono migliaia di euro in formazione, sicurezza e qualità. Pesone che operano alla luce del sole e a testa alta ogni giorno.
Questo fango mediatico non colpisce chi opera nell’illegalità. Colpisce chi lavora con etica. Le parole contano.
Il problema non è l’estetica professionale. Il problema è l’abusivismo della professione medica.
La precisione delle parole non è un dettaglio: è il confine tra informazione e fango sensazionalistico. Raccontare i fatti in modo accurato è un dovere deontologico del giornalismo, non un’opinione.
Più di vent’anni d’esperienza in marketing, comunicazione e social media per il beauty & wellness. Ha lavorato con importanti brand di settore. Consulente, speaker, formatrice e autrice. Il suo motto: «sono meno noiosa della mia bio!»


