Fino al 1990, la professione di estetista in Italia era un territorio quasi inesplorato dal punto di vista normativo. Chi esercitava questa attività operava in una zona grigia: in alcune regioni l’estetista era considerata un’artigiana, in altre un’imprenditrice commerciale, con iscrizione a camere di commercio o albi artigiani locali. La formazione non era regolamentata in maniera uniforme: scuole private, corsi regionali e apprendistati convivevano senza un esame nazionale che certificasse competenze e qualifiche. Questa frammentazione comportava disparità tra operatori e lasciava spazio all’abusivismo, con ricadute negative sia per la reputazione della professione sia per la sicurezza dei clienti.
I rischi erano concreti: strumenti non sterilizzati, pratiche invasive non standardizzate e apparecchiature elettromeccaniche utilizzate senza parametri condivisi esponevano l’utenza a infezioni e danni estetici. La mancanza di regole chiare creava inoltre concorrenza sleale, penalizzando chi investiva nella formazione seria.
In questo contesto, le associazioni di categoria come l’Associazione Italiana Estetiste e Confestetica, insieme ai rappresentanti delle organizzazioni artigiane e a Les Nouvelles Esthétiques Italia, iniziarono a chiedere una legge quadro nazionale. Già dagli anni Cinquanta e Sessanta furono presentati i primi disegni di legge, ma solo a partire dagli anni Settanta il Parlamento iniziò a discutere testi più organici. Negli anni Ottanta si susseguirono diverse iniziative, tra cui il disegno di legge n. 808 del 1987, fino ad arrivare al testo finale che sarebbe diventato la legge 4 gennaio 1990, n. 1.
Legge 1/90: una legge che ha bisogno di una svolta?
La Legge 1/90 rappresentò una svolta: per la prima volta la figura dell’estetista venne definita a livello nazionale, con compiti chiari e limiti ben distinti rispetto alla medicina e con percorsi formativi e modalità di esercizio uniformi su tutto il territorio. La legge ha creato la professione, tutelandone l’identità e garantendo sicurezza ai clienti per più di trent’anni.
Ma c’è un ma.
Oggi, il settore dell’estetica è profondamente cambiato.
Nuove tecnologie, trattamenti avanzati, dispositivi elettromeccanici, dermopigmentazione e altre specializzazioni hanno reso la legge 1/90, quella legge che ha tutelato e protetto le estetiste per più di 30 anni, obsoleta. Molte norme risultano datate, e alcuni aspetti fondamentali, come il decreto attuativo sugli apparecchi elettromeccanici, non sono mai stati completati. Il settore reclama una legge che contempli le nuove competenze, tuteli operatori e clienti e dia certezze legali più chiare.
Una nuova proposta di legge: DDL Ancorotti
Lo scorso 5 agosto 2025 il senatore Renato Ancorotti ha depositato in Parlamento la nuova proposta di aggiornamento della Legge 1/90 (DDL 16/90). Il disegno di legge ha ricevuto il sostegno di Confartigianato, Cna e Casartigiani, che hanno espresso pieno apprezzamento per la proposta, sottolineando l’importanza di un quadro normativo moderno e uniforme, capace di rafforzare i percorsi di formazione professionale, tutelare i consumatori e contrastare l’abusivismo.
Non mancano, tuttavia, le voci critiche. Una parte di associazioni e professionisti guarda alla proposta con preoccupazione: secondo loro, il rischio è di fare un passo indietro, riportando l’orologio ad anni in cui l’estetista non godeva ancora di un riconoscimento pieno e di garanzie solide. Alcuni operatori temono che alcune novità possano frammentare ulteriormente la professione, anziché rafforzarla, o aprire varchi a interpretazioni ambigue che andrebbero a penalizzare proprio chi lavora nel rispetto delle regole.
Il settore è diviso: da una parte c’è chi vede nel disegno di legge Ancorotti un’opportunità di modernizzazione attesa da decenni, dall’altra chi lo considera un potenziale passo indietro, capace di indebolire un comparto che ha faticato a conquistarsi dignità professionale e tutela.
Proprio per questo, nei prossimi articoli approfondiremo le ragioni di chi dice sì e di chi dice no alla riforma, analizzando le possibili conseguenze per imprese, operatori e consumatori. Perché l’estetica non è più un settore marginale: riguarda sicurezza, benessere e un’economia che vale migliaia di imprese in tutta Italia.
Scarica la nuova proposta di legge e dì la tua sulla nostra pagina Facebook:


