Ma il DDL 1619 – la nuova proposta di legge per l’estetica e l’acconciatura – è davvero una degna rivisitazione della Legge 1/90? Siamo davvero andando nella direzione giusta?
Il 10 novembre 2025, nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Disegno di Legge n.1619, promosso dal senatore Renato Ancorotti, volto a modificare la legge 4 gennaio 1990, n.1 sulla disciplina dell’attività di estetista e la legge 17 agosto 2005, n.174 relativa agli acconciatori.
L’obiettivo? Riformare un settore che da oltre trent’anni attende una normativa aggiornata, capace di riconoscere nuove professionalità e contrastare l’abusivismo.
Durante la conferenza, CNA e Confartigianato hanno espresso apprezzamento per la proposta, definendola un passo avanti verso la semplificazione e l’uniformità del quadro normativo, a tutela sia degli operatori che dei consumatori.
Ma è davvero così?
Una riforma necessaria
«Il nostro settore aspetta da troppi anni una riforma del genere – ha sottolineato Massimiliano Peri, presidente di CNA Benessere e Sanità –. Si tratta di un intervento che mira a uniformare le regole e a valorizzare la professionalità degli operatori».
Sulla stessa linea Gianfranca Ghiro, che ha evidenziato il merito del DDL nel riconoscere figure professionali già presenti nel mercato, ma finora prive di un inquadramento normativo chiaro: «Il disegno di legge offre strumenti concreti a chi vuole entrare nel nostro mondo in maniera corretta e con un riconoscimento ufficiale».
Il provvedimento, definito da più parti una “legge anti-abusivismo”, prevede un inasprimento delle sanzioni per chi esercita abusivamente la professione — con multe che potranno arrivare fino a 50.000 euro dichiara Stefania Baiolini, presidente di Confartigianato Estetisti — e introduce nuove misure a favore della formazione e del lavoro regolare.
Una riforma che ha delle criticità
Una legge che si propone di rinnovare la legge 1/90, che inizia a sentire il peso degli anni. Tuttavia, permangono alcune criticità. Purtroppo non ci è stato possibile – perché non previsto – porre delle domande in merito a questa nuova riforma che, è vero, aspettiamo da tempo.
Il settore della bellezza è vasto, in evoluzione e con un ruolo sociale importante: riguarda la cura della persona, ma anche il benessere psicofisico. È dunque inevitabile chiedersi:
- In che modo il nuovo disegno di legge intende conciliare uniformità e qualità formativa senza il coinvolgimento diretto delle scuole di estetica e dei centri di formazione professionale? Al momento, infatti, nessun rappresentante della formazione era presente in conferenza stampa.
- E se l’inasprimento delle sanzioni contro l’abusivismo è certamente un passo avanti, resta aperta una questione pratica: quali strumenti concreti saranno messi in campo per individuare chi esercita la professione illegalmente, ad esempio lavorando in casa o senza partita IVA?
Una riforma, quindi, che rappresenta una base importante di confronto ma che richiede ancora un dialogo aperto con tutti gli attori del settore — imprese, formatori e istituzioni — affinché la bellezza italiana possa davvero essere tutelata e valorizzata.
Les Nouvelles Esthétiques Italia: dalla parte delle Estetiste
Il nostro obiettivo non è “demonizzare” una legge senza dei motivi: al contrario, è la passione per questo mestiere che ci spinge a voler capire, a voler partecipare e a voler contribuire.
E lo abbiamo fatto cercando il confronto, cercando di fare chiarezza sulle necessità di una riforma ed effettuando il sondaggio per la Legge 1/90.
Il giornalista è il “cane da guardia” di tutto ciò che non va: criticare (non in maniera sterile) serve per portare un miglioramento.
Chi lavora nel mondo dell’estetica sa che dietro ogni trattamento, ogni gesto e ogni formazione c’è studio, dedizione e responsabilità.
Questa riforma è sicuramente una buona opportunità per migliorare il settore estetico professionale e per questo chiediamo che questa riforma tenga conto non solo della burocrazia, ma anche delle persone che ogni giorno danno valore a questo settore, perché solo attraverso l’ascolto reciproco si può costruire una bellezza davvero consapevole, rispettata, riconosciuta e valorizzata.


