in foto delle gambe che fanno un epilazione laser. rappresenza la notizia di cronaca dove una ventisettenne ha denunciato centro estetico per lesioni

Epilazione laser a Chivasso: studio qualificato, ma resta il nodo del consenso informato

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Il caso della 27enne di Verrua Savoia che ha denunciato un centro estetico di Chivasso per presunte lesioni personali durante un trattamento di epilazione laser si arricchisce di nuovi elementi.

Dalle verifiche effettuate insieme alla redazione di PrimaChivasso.it, emerge che lo studio coinvolto è un’attività storica, regolarmente abilitata all’esercizio della professione. L’estetista risulterebbe in possesso di attestato di qualifica conforme alla normativa vigente.
Resta però un punto centrale ancora oggetto di accertamenti: il consenso informato.
Secondo quanto riferito, la cliente avrebbe disconosciuto le firme presenti sul modulo di consenso, sostenendo di aver firmato esclusivamente la documentazione relativa alla privacy. Proprio su questo aspetto sarebbero in corso approfondimenti per chiarire la validità e l’effettiva sottoscrizione del documento.

In ambito di epilazione laser, il consenso informato non è una formalità burocratica ma uno strumento giuridico e clinico fondamentale: serve a certificare che il cliente sia stato informato su rischi, controindicazioni, comportamenti pre e post trattamento.

Epilazione laser e responsabilità: cosa dice il dibattito

La notizia ha generato numerosi commenti online, riportando al centro un tema strutturale: formazione, assicurazioni e gestione del rischio nei trattamenti con laser e luce pulsata.
Alcuni professionisti hanno sottolineato come il rischio zero non esista, nemmeno in ambito medico, evidenziando l’importanza di una copertura assicurativa e di una corretta gestione dell’eventuale danno. Altri hanno richiamato la necessità di formazione specialistica continua e di protocolli rigorosi.
È emerso anche un confronto acceso tra mondo estetico e medico, con riferimenti alla cosiddetta “causa iatrogena” – termine che indica un danno provocato da un intervento sanitario. Va precisato che i dati sulla mortalità iatrogena, spesso citati nel dibattito pubblico statunitense, sono oggetto di discussione scientifica e metodologica: le stime variano e includono categorie molto ampie di eventi avversi. Utilizzarli come argomento polemico rischia di semplificare eccessivamente una questione complessa.

Il punto, però, non è stabilire chi sbaglia di più. Il punto è un altro: quando si utilizza un dispositivo laser, si maneggia energia fisica capace di interagire in modo significativo con i tessuti biologici. Non è un trattamento banale. Richiede competenza tecnica, valutazione del fototipo, analisi dell’anamnesi, parametri corretti e monitoraggio della reazione cutanea.

Il nodo vero: formazione, tracciabilità e trasparenza

Il caso di Chivasso riporta l’attenzione su tre aspetti chiave:

Se anche uno solo di questi elementi vacilla, il problema non è solo clinico, ma diventa legale.

La vicenda è ora all’attenzione delle autorità competenti e saranno gli accertamenti a chiarire eventuali responsabilità. Nel frattempo, il settore è chiamato a una riflessione più ampia: investire in formazione certificata, aggiornamento costante e protocolli solidi non è un costo. È una tutela per il cliente e anche e soprattutto per la professionista.

Rachele Bini

Vicedirettrice di Les Nouvelles Esthétiques Italia

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