in foto, la guardia di finanza che controlla un'estetista sopresa a lavorare abusivamente. si parla di abusivismo in estetica.

Controlli, competenze e abusivismo: il nodo della riforma nell’estetica professionale

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Il settore dell’estetica e del benessere professionale si trova oggi di fronte a un bivio decisivo. Se la formazione d’eccellenza è il pilastro su cui poggia la figura dell’estetista moderna, la sua reale tutela dipende da un ecosistema di regole chiare, controlli sistematici e confini di competenza certi.
Senza questi elementi, il valore della qualifica professionale rischia di essere eroso da un mercato parallelo e disorganizzato. A confermarlo è l’ultima indagine condotta dal Centro Studi Esthetimedia Group, l’osservatorio permanente nato per fornire dati analitici e affidabili a istituzioni e imprese del settore.

I numeri del malcontento: verso una certificazione delle competenze

Il sondaggio, che ha coinvolto un campione significativo di 1.029 operatori del settore, scatta una fotografia nitida delle urgenze del comparto. Alla domanda sulla necessità di criteri più rigorosi per l’abilitazione alla professione, l’87% degli intervistati ha risposto favorevolmente.
Questo dato non è solo una statistica, ma un grido d’allarme: l’attuale sistema di accesso alla professione viene percepito come troppo permissivo. Gli operatori chiedono che la futura riforma della Legge 1/90 introduca una distinzione netta tra chi ha seguito un percorso formativo strutturato e chi opera senza una reale certificazione delle competenze.
Senza regole chiare, certificazioni reali e controlli efficaci, la formazione perde valore e la professione di estetista perde credibilità.

La zona grigia tra estetica e benessere olistico

Un altro punto critico riguarda la sovrapposizione tra figure professionali. La normativa vigente sembra non proteggere a sufficienza il perimetro operativo dell’estetista rispetto a figure ambigue, come i massaggiatori olistici non qualificati.
La maggioranza dei professionisti denuncia una confusione di ruoli che danneggia in primis il consumatore finale, incapace di distinguere tra un trattamento eseguito in sicurezza e una prestazione improvvisata. Definire confini certi non significa limitare il mercato, ma garantire che ogni operatore agisca nel rispetto delle proprie reali competenze certificate.

L'emergenza abusivismo e la carenza di controlli

Il vero “grande nodo” resta però quello della vigilanza. Oltre l’80% degli operatori giudica insufficienti i controlli effettuati dalle autorità per contrastare l’abusivismo e la concorrenza sleale.
L’estetica “in casa” o esercitata in strutture non a norma non è solo un danno economico per chi investe in tasse, sicurezza e aggiornamento, ma rappresenta un rischio concreto per la salute pubblica. La lotta all’abusivismo è un’emergenza che incide direttamente sulla sostenibilità dei centri estetici professionali.
Quando le competenze non sono tutelate, a perdere non è solo il professionista, ma l’intero sistema.

Restituire credibilità al settore

Dalle analisi del Centro Studi Esthetimedia Group emerge una necessità impellente: la riforma della Legge 1/90 non deve limitarsi all’innovazione tecnologica, ma deve ricostruire la credibilità del sistema.
Investire in qualità e formazione ha senso solo se lo Stato si impegna a difendere attivamente chi rispetta le regole. Premiare la professionalità e sanzionare l’improvvisazione sono i due binari su cui deve correre il futuro dell’estetica professionale in Italia.
Riformare la Legge 1/90 significa prima di tutto restituire credibilità alla professione, distinguendo chi è qualificato da chi improvvisa.

Co-founder e Direttore Generale di Esthetimedia Group. Opera da oltre 25 anni nel settore dell’estetica e del benessere professionale. Si occupa principalmente di ricerca e analisi di mercato, studio dell’evoluzione del settore e sviluppo di progetti editoriali e informativi dedicati agli operatori professionali.

in foto Stefano Pennati, autore degli articoli su les nouvelles esthétiques Italia

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