Il dibattito attorno al Disegno di Legge 1619 proposto dall’On. Renato Ancorotti continua ad animare il settore dell’estetica professionale. Tra chi vede nella riforma un’opportunità di ridefinizione delle competenze e chi, invece, teme un indebolimento della qualifica di estetista, emergono posizioni forti, identitarie, spesso cariche di esperienza vissuta sul campo.
È la situazione di Stefania Cundari, estetista con 41 anni di professione a Livorno che interviene autonomamente nel confronto sul cosiddetto DDL Ancorotti esprimendo preoccupazione per il futuro della categoria, per la formazione, per i controlli e per la tutela della qualifica professionale.
Essendo una notizia di interesse rilevante per la categoria estetica professionale, pubblichiamo integralmente la lettera di Stefania Cundari. Nelle sue parole si intrecciano alcuni nodi centrali del dibattito attuale:
- la percezione di una progressiva svalutazione del titolo di estetista;
- il tema della formazione e delle scuole professionali;
- l’abusivismo e i controlli insufficienti;
- la frammentazione delle competenze (onicotecnica, make-up, massaggio) affidate a percorsi brevi;
- la questione dell’estetica oncologica e delle specializzazioni;
- il timore che il DDL possa ridurre l’identità e l’autorevolezza della professione.
Un contributo che fotografa il sentimento di una parte della categoria e che merita ascolto, al di là delle diverse posizioni.
Di seguito, la lettera integrale.
Estetista... che fine hai fatto?
- Alle nuove generazioni interessa solo fare le unghie (e sinceramente è un mondo fuori controllo), fare i video (tutti uguali) dove prendono in giro le loro clienti, oppure seguono “fuffa guru” (spesso uomini) che spiegano loro (dietro compensi) come incrementare gli incassi ovviamente senza investire su professionalità, passione, studio.
- Le scuole professionali che non hanno nessun interesse a formare le allieve ma solo a riscuotere super quote, sapendo che nessuno controlla il loro operato, le competenze degli insegnanti soprattutto nelle scuole professionali pubbliche.
- Pochi controlli degli organi competenti, sia nei centri ma anche sui social, dove in quantità smisurata promuovono il loro lavoro, abusivo, senza ritegno.
- Giovani colleghe lobotizzate a lavorare con metodi assurdi tipo usare i guanti in ogni trattamento, mascherine, camici monouso e cuffie neanche seguissero interventi a cuore aperto. Quando l’igiene è la sola base di prevenzione.
- Corsi privati organizzati da ditte, negozi e colleghe che per arrotondare fanno partecipare la chiunque senza obbligo di qualifica di estetista così da incrementare il lavoro nero.
Poi leggo di questo DDL proposto dall’On. Renato Ancorotti (ovviamente un uomo) di Fratelli d’Italia che va a modificare senza senso alcune cose del regolamento Estetiste: in modo ufficiale si va a sminuire e deturpare la qualifica di Estetista, la quale è sempre stata simbolo si professionalità, competenza, preparazione….. comprendendo una lunga lista di trattamenti che oggi ci vengono tolti e dati a persone che svolgeranno un minimo corso di preparazione lasciando da parte tutte le competenze, studi e preparazione di un’estetista diplomata.
DDL 1619 estetiste: quale identità per il domani?
Il confronto sul DDL 1619 e sulla riforma della professione di estetista è tutt’altro che chiuso. La lettera di Stefania Cundari dà voce a una parte della categoria che chiede tutela, controlli più rigorosi, chiarezza sulle competenze e rispetto per una qualifica costruita su anni di formazione e pratica.
Al di là delle posizioni, il punto centrale resta uno: quale identità avrà l’estetista nei prossimi anni? La ridefinizione normativa può rappresentare un’opportunità di evoluzione oppure un rischio di frammentazione della professione.
Saranno il dialogo tra istituzioni, associazioni di categoria e professioniste del settore a determinare l’equilibrio tra specializzazione e tutela della qualifica.
Rachele Bini
Vicedirettrice di Les Nouvelles Esthétiques Italia


