Estetista… che fine hai fatto? Una lettera aperta al DDL 1619

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Il dibattito attorno al Disegno di Legge 1619 proposto dall’On. Renato Ancorotti continua ad animare il settore dell’estetica professionale. Tra chi vede nella riforma un’opportunità di ridefinizione delle competenze e chi, invece, teme un indebolimento della qualifica di estetista, emergono posizioni forti, identitarie, spesso cariche di esperienza vissuta sul campo.

È la situazione di Stefania Cundari, estetista con 41 anni di professione a Livorno che interviene autonomamente nel confronto sul cosiddetto DDL Ancorotti esprimendo preoccupazione per il futuro della categoria, per la formazione, per i controlli e per la tutela della qualifica professionale.

Essendo una notizia di interesse rilevante per la categoria estetica professionale, pubblichiamo integralmente la lettera di Stefania Cundari. Nelle sue parole si intrecciano alcuni nodi centrali del dibattito attuale:

  • la percezione di una progressiva svalutazione del titolo di estetista;
  • il tema della formazione e delle scuole professionali;
  • l’abusivismo e i controlli insufficienti;
  • la frammentazione delle competenze (onicotecnica, make-up, massaggio) affidate a percorsi brevi;
  • la questione dell’estetica oncologica e delle specializzazioni;
  • il timore che il DDL possa ridurre l’identità e l’autorevolezza della professione.

Un contributo che fotografa il sentimento di una parte della categoria e che merita ascolto, al di là delle diverse posizioni.

Di seguito, la lettera integrale.

Estetista... che fine hai fatto?

Essere un’ estetista qualificata nel 2025, con 41 anni di lavoro insegnato da una mamma estetista, è sinceramente triste:
 
  • Alle nuove generazioni interessa solo fare le unghie (e sinceramente è un mondo fuori controllo), fare i video (tutti uguali) dove prendono in giro le loro clienti, oppure seguono “fuffa guru” (spesso uomini) che spiegano loro (dietro compensi) come incrementare gli incassi ovviamente senza investire su professionalità, passione, studio.
  • Le scuole professionali che non hanno nessun interesse a formare le allieve ma solo a riscuotere super quote, sapendo che nessuno controlla il loro operato, le competenze degli insegnanti soprattutto nelle scuole professionali pubbliche.
  • Pochi controlli degli organi competenti, sia nei centri ma anche sui social, dove in quantità smisurata promuovono il loro lavoro, abusivo, senza ritegno.
  • Giovani colleghe lobotizzate a lavorare con metodi assurdi tipo usare i guanti in ogni trattamento, mascherine, camici monouso e cuffie neanche seguissero interventi a cuore aperto. Quando l’igiene è la sola base di prevenzione.
  • Corsi privati organizzati da ditte, negozi e colleghe che per arrotondare fanno partecipare la chiunque senza obbligo di qualifica di estetista così da incrementare il lavoro nero.

     

Poi leggo di questo DDL proposto dall’On. Renato Ancorotti (ovviamente un uomo) di Fratelli d’Italia che va a modificare senza senso alcune cose del regolamento Estetiste: in modo ufficiale si va a sminuire e deturpare la qualifica di Estetista, la quale è sempre stata simbolo si professionalità, competenza, preparazione….. comprendendo una lunga lista di trattamenti che oggi ci vengono tolti e dati a persone che svolgeranno un minimo corso di preparazione lasciando da parte tutte le competenze, studi e preparazione di un’estetista diplomata.

Già per fare un massaggio basta un semplice corso di poche ore e divertenti massaggiatrice, ora onicotecnica e make-up…
 
Quindi, alla fine ad un’estetista cosa resta?
 
Perché una ragazza dovrebbe studiare 4 anni, spesso pagando, per diventare un’estetista quando può fare un solo trattamento con una preparazione minima?
 
Io sono orgogliosa di essere estetista, ne vado fiera anche se poi, negli anni mi sono specializzata in alcuni trattamenti. Ma è naturale e fisiologico che ognuna non sappia fare bene tutti i trattamenti e non le piaccia farli tutti, quindi ben venga la specializzazione, ma su un punto di partenza generale di competenza e prepazione generale da estetista.
 
Poi non capisco questo nuovo filone dell’estetista oncologica, quando come estetista sei preparata e lo devi essere, ad affrontare ogni tipo di pelle e le sue problematiche.
Ti possono capitare clienti oncologiche anche senza collaborare con centri medici e puoi tranquillamente collaborare con loro in quanto sei estetista e di base già formata.
Poi ti puoi ulteriormente specializzare ma senza una qualifica specifica, visto che oggi poi ci sono malattie autoimmuni, demenze, Parkinson, e tanto altro che dobbiamo sapere a prescindere senza ulteriori qualifiche ma solo perché siamo ESTETISTE.
 
Inoltre la questione della poltrona in gestione è già attiva ed esiste già… La possibilità di dare in affitto o subaffitto una stanza a chi ha qualifica e partita IVA.
A questo punto mi piacerebbe che la categoria delle estetiste, la associazioni di categoria, e chi di dovere si interessi davvero a tutelare a 360 gradi questa bellissima professione che vista da un’estetista vintage come me oggi fa tristezza e rabbia.
 
Stefania Cundari
Livorno

DDL 1619 estetiste: quale identità per il domani?

Il confronto sul DDL 1619 e sulla riforma della professione di estetista è tutt’altro che chiuso. La lettera di Stefania Cundari dà voce a una parte della categoria che chiede tutela, controlli più rigorosi, chiarezza sulle competenze e rispetto per una qualifica costruita su anni di formazione e pratica.

Al di là delle posizioni, il punto centrale resta uno: quale identità avrà l’estetista nei prossimi anni? La ridefinizione normativa può rappresentare un’opportunità di evoluzione oppure un rischio di frammentazione della professione.

Saranno il dialogo tra istituzioni, associazioni di categoria e professioniste del settore a determinare l’equilibrio tra specializzazione e tutela della qualifica.

Rachele Bini

Vicedirettrice di Les Nouvelles Esthétiques Italia

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