Les Nouvelles Esthétiques Italia ha una storia lunga 50 anni. In questi anni è stata al fianco delle estetiste che hanno lottato per far riconoscere l’estetista da mestiere a professione regolamentata. Questo grazie anche a una grande donna, Nennella Santelli, a cui tutti noi che lavoriamo in questo mondo dobbiamo molto.
Non c’è giorno che non mi confronti con estetiste che ancora si commuovono condividendo piccoli ricordi di momenti trascorsi con lei. Io stessa raccolgo il suo testimone alla direzione del giornale con profonda e sincera umiltà e con grandissimo rispetto. L’ho conosciuta anch’io e conservo il ricordo vivo di una donna di straordinaria forza e determinazione.
Molti amici ci hanno aiutato a ricostruire un percorso editoriale che dura da cinquant’anni, consegnandoci copie custodite con cura delle diverse edizioni. Ed è proprio grazie a uno di loro, amico nostro e di Nennella, che abbiamo potuto recuperare il numero 1-2, gennaio-febbraio 1990. In quell’editoriale Nennella annunciava che la legge che regolamenta la professione di estetista veniva finalmente approvata: “È la prima legge al mondo per la professione di Estetista”. Era anche la prima legge dell’anno: la n. 1 del 1990.
Nel sommario si richiamavano già alla responsabilità le Regioni, chiamate ad adeguarsi in modo omogeneo ai 13 articoli della norma. E veniva citata la disponibilità dell’Assessore regionale Serafino Generoso (assessore ai Lavori Pubblici della Regione Lombardia negli anni Ottanta e Novanta), tempestivo nel riunire consiglieri regionali, estetiste e la stessa direttrice per dare attuazione concreta alla legge.
A distanza di 36 anni, le Regioni si sono adeguate in modo omogeneo così come si richiedeva?
1990: l’anno della legittimazione per l'estetica italiana
Con la Legge 4 gennaio 1990 n. 1, la professione di estetista ottiene per la prima volta un riconoscimento organico e strutturato.
Non è solo una norma tecnica. È un atto identitario.
La legge:
- definisce l’attività come esclusivamente estetica;
- chiarisce il confine con l’ambito medico;
- introduce l’obbligo di qualificazione professionale;
- stabilisce requisiti igienico-sanitari
- regolamenta l’utilizzo delle apparecchiature;
- prevede sanzioni contro l’abusivismo.
Il punto centrale era chiaro: l’estetista opera su pelle sana, non effettua diagnosi, non svolge attività terapeutica. La battaglia di allora era contro l’ambiguità e contro il rischio di sovrapposizione con l’area sanitaria.
La legge del 1990 chiude una stagione di contestazioni e apre una fase di riconoscimento.
Una professione pensata come sistema unitario
L’impianto normativo costruisce una figura integrata. Il percorso formativo comprende:
- anatomia e dermatologia,
- cosmetologia,
- igiene,
- tecnica professionale,
- utilizzo di apparecchiature.
Non è una somma di attività separate, ma una professione con un impianto organico.
Nel 1990 l’obiettivo era consolidare un’identità unica e riconoscibile.
Oggi: il baricentro si sposta
Il confronto contemporaneo non riguarda più soltanto il confine con il sanitario.
Il dibattito si è spostato all’interno del comparto:
- distinzione tra estetista, dermopigmentista, make-up artist, onicotecnica;
- ridefinizione dei percorsi formativi;
- delimitazione delle competenze.
Se nel 1990 la questione era “chi siamo rispetto al medico”, oggi la domanda sembra essere “chi siamo al nostro interno”.
Evoluzione o cambio di paradigma?
Siamo di fronte a un aggiornamento evolutivo della disciplina del 1990 o a una trasformazione più profonda del suo impianto originario?
Nel 1990:
- si consolidava una professione unitaria;
- si fissava un perimetro chiaro;
- si legava la legittimazione alla formazione.
Oggi:
- si discute di specializzazioni autonome;
- si ipotizza una segmentazione delle competenze;
- si ridefinisce la mappa professionale del settore.
È un naturale processo di maturazione o una discontinuità rispetto alla visione originaria?
Una domanda ancora aperta
La legge del 1990 chiedeva alle Regioni uniformità e coerenza nell’attuazione. A distanza di oltre tre decenni, il tema dell’omogeneità formativa e applicativa resta centrale.
La nuova geografia delle competenze rafforzerà l’identità della professione o ne ridisegnerà radicalmente l’assetto costruito con la legge n. 1 del 1990?
È una domanda che merita una riflessione lucida, informata e condivisa.
E forse, per affrontarla, vale la pena rileggere con attenzione quelle pagine di gennaio 1990 in cui tutto ebbe inizio.
Francesca Frediani
Direttrice Responsabile della rivista Les Nouvelles Eshtétiques Italia


