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LE GAMBE, I CONTENITORI DEI NOSTRI SEGRETI | Quando un inestetismo può diventare “bello”

di Elena Cianci, coordinatrice e responsabile del servizio tecnico del Metodo Lucia Torri Cianci

“Leggere” le gambe

Le gambe ci permettono di condensare le emozioni e le azioni, in modo tale che ci sia la forza necessaria per reagire, ma sono anche dei territori in cui si annidano e rifugiano tutte quelle situazioni che non abbiamo espresso.

Sono strutture che riportano il vissuto. Il nostro vissuto, che ha appesantito e assopito la nostra propulsività nell’affrontare la vita in tutte le sue declinazioni e rappresentazioni. Sono gli arti inferiori che ci aiutano a mantenere viva la forza e la carica che ci serve per avviare i motori del cambiamento. Per mantenere alta la potenza delle nostre intenzioni, del nostro sentire e del bisogno di fare e agire.

Agire affinché tutto ciò che abbiamo registrato, sentito, pensato, misurato, elaborato e progettato si possa preparare per compiersi, per essere finalmente attuato, per essere portato a destinazione, per essere denunciato, comunicato e infine realizzato.

Sono le radici che ci guidano nel conservare l’intenzione originaria al di là di ciò che la coscienza e la paura ci suggeriscono quando non vogliamo o non riusciamo ad ascoltare il nostro istinto. Istinto che ci informa sempre su ciò che è giusto fare o non fare in rapporto al nostro bisogno.

Ecco che allora le gambe raccolgono tutte le informazioni di ciò che ci siamo negati, ma allo stesso tempo mantengono viva la potenza e la carica di quelle stesse intenzioni. Mantengono quella propulsività affinché possa arrivare il momento, l’occasione in cui scaricare tutta quella potenza.

Come, noi del Metodo Lucia Torri Cianci, leggiamo sulle gambe i disagi che derivano dal non seguire le indicazioni che esse ci fanno percepire nell’affrontare, nell’ascoltare il bisogno di rispettare la nostra identità e urgenza?

Sono gli inestetismi che ci guidano nell’analizzare quanta difficoltà hanno gli arti inferiori nel farci procedere con sicurezza e determinazione negli eventi della vita. Cellulite, varici, smagliature, macchie e secchezza, atonie o ritenzione idrica sono le tracce di un cammino difficoltoso e claudicante in mezzo a esperienze complicate e non conformi al nostro modo di intendere l’esistenza.

La cellulite

La cellulite, per come è identificata, è una manifestazione che indica una condizione alterata dell’ipoderma, un tessuto sottocutaneo costituito prevalentemente da cellule adipose. Secondo il Metodo la cellulite rappresenta la ridotta elasticità e plasticità del tessuto muscolare, che cela il principio del movimento, inteso come cambiamento.

Il tessuto muscolare è quello che ci supporta nel favorire la forza di un progetto, affinché le idee, i propositi, gli obiettivi siano rispettati e mantenuti in linea con il nostro vero intento e originale proponimento. In esso troviamo gli strumenti necessari per fare sì che la fatica, l’impegno, la solidità delle nostre convinzioni trovino la convinzione e la determinazione, fondamentali per la riuscita e il successo di un grande progetto in cui crediamo.

Perciò la cellulite diventa quel tessuto in più in cui si depositano progetti scaduti e inutili. Dove si sedimentano fatiche e sacrifici non riconosciuti. Dove si accumulano meriti a cui non è stato dato valore e importanza. Dove si denunciano entusiasmi soffocati dalla prepotenza e dell’arroganza altrui

Le vene varicose

Le vene varicose o varici, per come sono identificate, sono delle dilatazioni abnormi e sacculari delle vene, soprattutto degli arti inferiori, che spesso assumono un andamento tortuoso. Per il Metodo rappresentano una ridotta plasticità ed elasticità del tessuto circolatorio periferico, che cela il principio del relazionarsi inteso come comunicazione.

Il tessuto circolatorio è quello che ci supporta nello stabilire la comunicazione utile per convivere al meglio con gli altri, affinché il nostro relazionarci permetta di far emergere il piacere della condivisione. In esso troviamo gli strumenti necessari per riuscire a stabilire l’intensità e il coinvolgimento per farci stare bene dentro le nostre verità.

In questo senso le vene varicose diventano quel tessuto in più dove si accumulano emozioni controllate e inutili, che non servono a comunicare il nostro pensiero. Dove si depositano parole e argomenti che non abbiamo saputo adoperare al meglio per fare chiarezza. Dove si sedimentano stati di inquietudine derivati da un malessere emotivo di cui non siamo riusciti a liberarci esprimendoci a parole. Dove si denunciano le volte in cui abbiamo taciuto un conflitto senza capirne le ragioni.

Le smagliature

Le smagliature, per come sono identificate, sono alterazioni atrofiche, lineari e ben delimitate dello strato dermico della cute; in genere sulle gambe si localizzano sulla superficie interna ed esterna delle cosce e sulla parte esterna delle regioni glutee. Per il Metodo le smagliature rappresentano una ridotta plasticità ed elasticità del tessuto dermico, che cela il principio di nutrimento, inteso come sicurezza e capacità decisionale.

Il tessuto dermico ci supporta nel fare le adeguate valutazioni in ogni contesto in cui ci è richiesto di scegliere. Scelta che ha bisogno di certezze affinché le decisioni risultino compatibili con il nostro grado di sopportazione e controllo sulle conseguenze. In esso troviamo gli strumenti necessari per riuscire a chiedere aiuto ogni qualvolta sentiamo venire meno la capacità di farcela da soli, di essere capaci di risolvere un dilemma o un conflitto che obnubila la nostra tranquillità.

Perciò le smagliature diventano quel tessuto in più in cui si depositano le scelte sbagliate perché non nostre. Dove si sedimentano i sensi di colpa per avere disatteso le aspettative di qualcuno. Dove le incertezze e le incapacità decisionali sono diventate consuete abitudini. Dove si accumulano i “se” e i “ma” a cui non si è potuto dare risposte concrete e costruttive. Dove si denunciano valutazioni che ci sono state imposte e non maturate dal nostro “sentire”.

La secchezza

La secchezza, o profonda disidratazione, per come è identificata, è caratteristica di una pelle carente di lipidi cutanei, dall’aspetto sottile e fragile, visibilmente poco elastica, disidratata e desquamata. Al tatto si presenta ruvida, arida, dalla trama irregolare. Per il Metodo la pelle secca rappresenta una ridotta plasticità ed elasticità del tessuto cutaneo, che cela il principio di condivisione inteso come l’avvicinare o l’avvicinarmi.

Il tessuto cutaneo ci supporta nel coinvolgere tutte le emozioni e le sensazioni che scaturiscono dallo stare insieme, e che a loro volta scatenano reazioni quali il piacere o il fastidio. Ci permette di percepire accordi più idonei alla nostra capacità di accogliere o allontanare affetti, persone, a volte anche gesti. Vi troviamo gli strumenti necessari per determinare il grado di coinvolgimento o la sensazione di distacco dalle persone che occupano il nostro spazio e che lo vivono insieme a noi.

In ragione di questo, la pelle secca diventa quel tessuto in più dove si depositano i rapporti infelici. Quelli che privano di una sentita condivisione. Dove si sedimentano gli abbracci mancati e quelli che ci hanno fatto male. Dove si accumulano le solitudini di un’assenza. Dove si denunciano i respiri forzati che hanno compromesso e reso malsano il proprio spazio vitale.

La ritenzione idrica

La ritenzione idrica, per come è identificata, è la tendenza a trattenere liquidi nell’organismo. Il ristagno di questi fluidi è generalmente superiore nelle zone predisposte ai disagi circolatori sanguigni e linfatici. Il segno principale della ritenzione idrica è il gonfiore, una condizione in cui l’accumulo di liquidi nei tessuti ne causa un anomalo aumento di volume.

Per il Metodo la ritenzione idrica rappresenta una ridotta elasticità e plasticità del sistema articolare, che cela il principio di stabilità, inteso come radicamento e orientamento. Il tessuto articolare è quello che supporta nel quantificare il margine di rischio che possiamo affrontare senza mettere in crisi il nostro senso di stabilità e orientamento.

In esso troviamo gli strumenti per evitare i pericoli che possono mettere in eccessivo allarme il sistema di avanzamento deambulatorio.
Infatti la ritenzione idrica diventa quel tessuto in più dove si depositano le risultanze di esperienze in cui non abbiamo ascoltato l’istinto. Dove si sedimentano le crisi di identità. Dove si accumulano i disorientamenti e la perdita di stabilità. Stabilità venuta meno perché vinti dalla paura di sbagliare e cadere rovinosamente nella trappola del non corretto. Dove si denuncia il non avere creduto abbastanza in se stessi.

L’aria fresca del cambiamento

Questo è il modo in cui noi del Metodo Lucia Torri Cianci cerchiamo di dare voce all’altra faccia di un inestetismo, quella faccia che nel pudore del sentirsi sbagliati ci fa credere che l’imperfezione sia da cancellare senza indugi e senza nemmeno averla compresa.

A noi interessa indagare, sondare terre dove si annida l’emozione più dolorosa, più complicata. E dopo averla riconosciuta la tocchiamo, la massaggiamo, ce ne prendiamo cura con gli strumenti più idonei perché l’emozione possa farsi coraggio nel denunciare un momento di debolezza, di vulnerabilità, di disattenzione verso noi stessi. Un inestetismo può diventare “bello” quando al sentimento che vi si nasconde si permette di risalire in superficie per respirare aria nuova. Aria pulita. Quell’aria salubre, fresca e pungente chiamata cambiamento.

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